Trattamento
e conservazione degli alimenti
Processi
realizzati per proteggere il cibo da microbi e da altri agenti nocivi e per
consentire il consumo anche non immediato del prodotto. Il cibo conservato deve
mantenere un aspetto, un sapore e una consistenza gradevoli, come pure, per
quanto possibile, il suo valore nutrizionale iniziale. Molti fattori possono
causare il deterioramento dei cibi freschi: tra questi vi sono microrganismi,
come batteri e funghi, ma anche semplici enzimi, che possono modificare la
consistenza e il sapore originale degli alimenti. L'ossigeno presente
nell'atmosfera può reagire con alcuni componenti dei cibi, causandone
l'irrancidimento e cambiandone il colore. Inoltre gravi perdite possono essere
provocate da infestazioni di insetti e roditori. Non esiste un singolo metodo di
conservazione che da solo possa preservare da tutti i rischi, a tempo
indeterminato. Al Polo Sud è stato trovato del cibo in scatola che è rimasto
commestibile per più di 50 anni; certamente non ci si potrebbe aspettare un
analogo tempo di conservazione per lo stesso cibo in un clima tropicale. Oltre
all'inscatolamento e alla surgelazione, altri metodi di conservazione
tradizionali sono l'essiccamento, la salatura e l'affumicatura. La
liofilizzazione è un procedimento più moderno.
Sterilizzazione
Durante
questo processo, il cibo, sottoposto a un trattamento ad alta temperatura
(intorno ai 121 °C), viene liberato da tutti i microrganismi, inclusi
quelli nocivi per la salute umana. La maggior parte dei procedimenti di
inscatolamento industriale dei cibi si basa sul principio che la distruzione dei
batteri aumenta di 10 volte per ogni incremento di temperatura di 10 °C.
Il cibo sottoposto ad alta temperatura per tempi molto brevi conserva
maggiormente il suo sapore originale. Il metodo UHT (Ultra High Temperature), ad
esempio, appartiene a questi e viene impiegato per prodotti liquidi,
particolarmente il latte, con il riscaldamento a 140 °C per tempi
brevissimi. Peraltro, le perdite nutrizionali provocate da questo sistema sono
inferiori a quelle comportate da altri metodi.
Congelazione
e surgelazione
Sebbene
già dai tempi preistorici gli uomini conservassero i cibi in grotte ghiacciate,
l'industria della surgelazione è più recente di quella dell'inscatolamento. Il
congelamento fu utilizzato commercialmente per la prima volta nel 1842, ma su
larga scala si è affermato solo verso la fine del XIX secolo, con l'avvento
della refrigerazione meccanica. La congelazione conserva i cibi, in quanto
impedisce ai microrganismi di moltiplicarsi. Il processo non uccide, tuttavia,
tutti i tipi di batteri; pertanto quelli che sopravvivono sono anche più attivi
di prima e nel momento in cui il cibo viene scongelato si riproducono più
rapidamente. Per questo un cibo scongelato non può essere nuovamente congelato.
Essiccamento
e disidratazione
Sebbene
questi termini indichino entrambi l'estrazione dell'acqua dai cibi, nella
terminologia delle preparazioni alimentari si designa con
"essiccamento" il processo naturale, come ad esempio l'esposizione al
sole di frutti su rastrelliere, e con "disidratazione" l'essiccamento
ottenuto con mezzi artificiali, come l'utilizzo di aria calda. La
"liofilizzazione" è un altro processo di essiccamento, che comporta
la surgelazione dei cibi e l'estrazione di tutta l'acqua presente in essi in
condizioni di vuoto spinto. L'eliminazione dell'acqua garantisce un'eccellente
protezione contro le cause più comuni di deterioramento dei cibi. I
microrganismi, infatti, non possono crescere in un ambiente privo di acqua, dove
l'attività enzimatica è assente e la maggior parte delle reazioni chimiche
viene fortemente rallentata. Queste caratteristiche rendono preferibile la
disidratazione all'inscatolamento, qualora il cibo debba essere conservato ad
alte temperature. Una volta eliminata l'acqua, l'alimento deve poi essere chiuso
in un involucro che sia impermeabile all'umidità in modo che il cibo non possa
riassorbirla dall'aria. Per questo la conservazione degli alimenti disidratati
avviene spesso in scatole sigillate ermeticamente. Tali contenitori offrono,
inoltre, il vantaggio di impedire gli attacchi di insetti e roditori e il
contatto con agenti esterni come l'ossigeno e la luce.
Metodi
misti
Altri
metodi o combinazioni di metodi possono essere utilizzati per conservare i cibi.
La salatura dei pesci e della carne suina viene praticata da moltissimo tempo,
utilizzando sia il sale, sia la salamoia. Il sale entra nei tessuti e ne cattura
l'acqua, inibendo di fatto la crescita dei batteri che provocano il
deterioramento dell'alimento stesso. Un altro metodo consiste nell'affumicatura,
che si applica spesso a pesci e salumi. Il fumo si ottiene tramite la
combustione lenta e incompleta, cioè senza fiamma, di vari tipi di legni, dolci
o duri. L'affumicatura viene effettuata non solo ai fini della conservazione, ma
anche per conferire ai cibi il caratteristico profumo e sapore.
Scienza
delle preparazioni alimentari
Disciplina
che applica concetti di fisica, chimica e biologia al trattamento e alla
conservazione degli alimenti e allo sviluppo di prodotti nutrizionali innovativi
e di alta qualità. Gli specialisti di questo campo analizzano la composizione e
lo stato degli alimenti, nonché le loro proprietà nutrizionali, dalla
produzione al consumo. Poiché gli alimenti sono prodotti estremamente
complessi, nella gestione dei processi di lavorazione industriale è molto utile
un approccio multidisciplinare, che si valga degli apporti di chimica,
biochimica, microbiologia, fisica e ingegneria.
Controllo
della qualità
L'industria
alimentare produce una grande varietà di cibi, spesso distribuiti e venduti in
più nazioni. Ovviamente non è possibile sottoporre ogni singolo articolo a
controlli che ne verifichino la conformità alle norme in materia di qualità e
sicurezza. Uno dei compiti degli specialisti in scienza delle preparazioni
alimentari è proprio quello di assicurare che i cibi vengano prodotti seguendo
processi sicuri, che garantiscano uno standard qualitativo adeguato e il
rispetto della vigente legislazione sugli alimenti.