malattie
trasmesse dalle zecche
Con
l'approssimarsi della stagione calda, si ritiene utile procedere ad un
aggiornamento della •Circolare n. 19 del 10 luglio 1995, in cui venivano
prese in considerazione due malattie trasmesse da zecche: la Borreliosi di
Lyme (BL) e la meningoencefalite.
Le zecche sono. tra gli artropodi, vettori estremamente efficienti di un gran
numero di agenti patogeni di natura virale, rickettsiale, batterica,
protozoaria, nonché di neurotossine; queste ultime possono provocare paralisi
flaccida acuta ad andamento ascendente,talvolta letale per animali di piccola
taglia ed anche per l'uomo.
In Italia sono presenti zecche appartenenti sia alla famiglia delle Ixodidae
(zecche dure) che a quella delle Argasidae (zecche molli).
Le zecche dure, così definite per la presenza di un caratteristico scudo
dorsale chitinoso, comprendono, in Italia, sei generi: Ixodes, Boophilus,
Hyalomna, Rhipìcephalus, Dermacentor, Haemaphysalis.
Le zecche molli, sprovviste di scudo dorsale, sono presenti con due generi:
Argas ed Ornithodorus.
L'habitat preferito dalle zecche è rappresentato da luoghi ricchi di
vegetazione erbosa ed arbustiva, con microclima preferibilmente fresco ed
umido, anche se non è raro il loro riscontro in aree con clima decisamente
caldo ed asciutto, e con vegetazione più rada.
Alcune zecche dure, quali le Rhipìcephalus, sono strettamente associate alla
popolazione canina, mentre altre (Dermacentor, Haemaphysalis) sono parassiti
abituali di animali d'allevamento e da reddito (ovini, bovini, equini).
Le zecche molli parassitano abitualmente uccelli, selvatici e domestici, ed in
particolare i piccioni, e possono infestare gli ambienti frequentati da questi
(piccionaie, soffitte).
A differenza delle zecche dure, quelle molli tendono ad attaccare gli ospiti
nelle ore di oscurità.
Le zecche presentano, generalmente, una bassa specificità di specie, per cui,
in assenza dell'ospite preferito, possono attaccarsi al primo ospite
"utile" di passaggio; l'uomo rappresenta solitamente un ospite
occasionale.
L'infestazione di uccelli, migratori e non, nonché di numerosi animali
selvatici, è alla base della diffusione delle zecche in aree sempre più
estese.
Le zecche necessitano di pasti di sangue per completare il loro sviluppo e
ciclo riproduttivo, ma possono resistere per lunghi periodi di tempo al
digiuno assoluto; la loro attività è massima, nei paesi a clima temperato,
nei periodi maggio-ottobre. Il pastd di sangue, durante il quale la zecca
rimane costantemente attaccata all'ospite, si compie nell'arco di ore per le
zecche molli, di giorni o settimane per le dure.
Le zecche possono superare senza difficoltà inverni anche molto rigidi e
sono, in generale, molto longeve, potendo arrivare a completare il loro ciclo
di sviluppo nell'arco di molti anni.
Le mutate condizioni ambientali, che hanno favorito il proliferare delle
popolazioni di ospiti naturali, la longevità, la capacità riproduttiva (una
femmina adulta depone fino a diverse migliaia di uova), la scarsità di nemici
naturali e la resistenza ai pesticidi ed alle condizioni ambientali
sfavorevoli spiegano la crescente diffusione delle zecche osservata da alcuni
anni in molti paesi.
La bassa specificità di specie e la capacità di trasmettere agenti patogeni
(di interesse sia veterinario che umano) fin dagli stadi di larva e di ninfa,
d'altro canto, rende ragione della loro estrema efficienza quali vettori di
malattie infettive.
La possibilità di trasmissione di agenti patogeni è generalmente
direttamente proporzionale alla durata della permanenza della zecca infissa
sull'ospite.
La maggior parte delle malattie trasmesse da zecche può essere diagnosticata
esclusivamente sul piano clinico, essendo la diagnosi di laboratorio
complicata, sovente, da fattori confondenti (reattività crociata con altri
antigeni) e, comunque, raramente utile nelle fasi iniziali della malattia in
cui, particolarmente nelle forme ad eziologia batterica, una pronta terapia
antibiotica è risolutiva.
D'altro canto, se è vero che il rischio di infezioni da zecche può essere
superiore a quanto stimato in precedenza, è anche vero che, nella grande
maggioranza dei casi, tali infezioni sono, dal punto di vista clinico, in
apparenti e ad evoluzione benigna.
La prevenzione, basata essenzialmente su misure di profilassi comportamentale
ed ambientale, risulta determinante nel controllo delle patologie trasmesse da
zecche.
Le patologie infettive trasmesse da zecche, che presentano rilevanza
epidemiologica nel nostro Paese, sono la febbre bottonosa del Mediterraneo, la
Borreliosi di Lyme, la febbre ricorrente da zecche, la tularemia, la
meningoencefalite da zecche.
Al di là del riscontro di sieropositività nei confronti dei relativi agenti
eziologici in percentuali modeste della popolazione, i dati epidemiologici
nazionali non sembrano deporre per la presenza di forme cliniche di
ehrilichiosi, che presenta invece caratteristiche di vera e propria malattia
emergente negli Stati Uniti d'America.
Febbre
bottonosa del Mediterraneo
Le
rickettsiosi diverse dal tifo esantematico costituiscono un gruppo eterogeneo
di malattie febbrili acute a trasmissione vettoriale; tra queste, la febbre
bottonosa del Mediterraneo è la più diffusa nel bacino del Mediterraneo ed
in Italia.
L'agente eziologico della febbre bottonosa del Mediterraneo è rappresentato
da Rickettsia conorii e da altre rickettsie strettamente correlate.
Vettori della febbre bottonosa del Mediterraneo sono varie specie di zecche
dure, e soprattutto Rhipicephalus sanguineus, parassita abituale di cani e di
altri animali domestici e selvatici (conigli e lepri, ma anche ovini, caprini
e bovini).
La
febbre bottonosa del Mediterraneo può presentarsi con vari gradi di severità
e di durata; il periodo di incubazione, dopo la puntura infettante, va da 5 a
7 giorni. L'esordio è improvviso, con sintomi di tipo simil-influenzale
(febbre di grado moderato-elevato accompagnata da brividi, cefalea
retrorbitale, astenia, malessere generale). In 3° e 5°
giornata compare un esantema maculo-papuloso ad andamento centripeto,
che interessa anche le piante dei piedi ed i palmi delle mani, espressione
della vasculite provocata dall'infezione. Nella maggior parte dei casi è
chiaramente visibile, in corrispondenza del morso della zecca, un'area
ulcere-necrotica nerastra (segno della "tache no/rè").
Anche
in assenza di terapia la letalità della febbre bottonosa è molto bassa
(inferiore al 3%); la letalità può tuttavia essere più alta in soggetti con
condizioni di salute già compromesse.
Complicazioni della febbre bottonosa possono manifestarsi a carico
dell'apparato cardiovascolare, renale, del SNC.
Il trattamento antibiotico determina la risoluzione delle manifestazioni
febbrili, nelle forme non complicate, nel giro di 2-3 giorni.
Le metodiche di laboratorio più appropriate per la diagnosi di Rickettsiosi
sono rappresentate dalla immunofluorescenza
indiretta su
siero, dal
metodo immunoenzimatico,
dalla immunofluorescenza diretta su campioni bioptici. Il test di
Weil-Felix, basato sulla sieroagglutinazione di ceppi di Proteus 0x19, 0x2,
oppure OxK, è poco sensibile oltre che poco specifico; può avere valore, ai
fini della conferma diagnostica di rickettsiosi, solo qualora venga dimostrato
un aumento significativo (pari o superiore a 4 volte) del titolo anticorpale
tra la fase acuta e la fase di convalescenza della malattia.
La decisione di iniziare il trattamento antibiotico dovrebbe essere presa
sulla base della diagnosi cllnica, senza attendere la conferma di laboratorio.
Per la conferma di laboratorio della diagnosi di febbre bottonosa, oltre
all’ isolamento dell'agente infettivo da appropriati campioni biologici,
alla positività della reazione di immunofluorescenza diretta in biopsie
cutanee o in reperti autoptici e al sopra citato incremento del titolo
anticorpale tra la fase acuta e quella di convalescenza, può essere preso in
considerazione un titolo anticorpale, in un singolo campione di siero,
&1:64, se determinato con immunofluorescenza indiretta.
Le
rickettsiosi diverse da tifo esantematico sono soggette a notifica
obbligatoria secondo le modalità previste dal D.M. 15 dicembre 1990, che le
inserisce tra le malattie di Classe II.
Nel periodo 1992-1998 sono stati notificati, al Ministero della Sanità, circa
1200 casi all'anno di rickettsiosi, con un tasso di morbosità medio pari a
2,1 casi per 100.000 abitanti.
Osservando la distribuzione dei casi per regione, appare evidente come alcune
regioni dell'Italia centro-meridionale ed insulare appaiano particolarmente
interessate dalla rickettsiosi.
Tassi di morbosità superiori alla media nazionale si osservano, nel periodo
in esame, in quattro regioni: Sardegna (11,9), Sicilia (10), Calabria (4,7) e
Lazio (3,9) •
II sesso maschile appare costantemente più colpito rispetto a quello
femminile, con un rapporto medio maschi/femmine pari ad 1,5.
In oltre 1'80% dei casi, le notifiche sono relative a casi insorti nel secondo
semestre dell'anno, nel periodo che va da luglio ad ottobre.
Borreliosi
di Lyme
La
borreliosi di Lyme (BL) è un'antropozoonosi causata da spirochete
appartenenti al complesso Borrelia burgdorferi sensu lato al cui -interno le
specie principali sono Borrelia burgdorferì sensu stricto (presente in Europa
ed unico agente di infezione nel Nord America), Borrelia afzelii e Borrelia
gannii (presenti in Europa, Asia ed Africa).
Le borrelie responsabili della BL vengono trasmesse all'uomo attraverso la
puntura di zecche dure appartenenti al genere Ixodes (ricinus, persulcatus,
scapularìs, pacifìcus) e forse anche Amblyomma e Dermacentor (zecca del
cane); i serbatoi di infezione sono rappresentati da animali selvatici
(roditori, caprioli, cervi, volpi, lepri).
Dal punto di vista clinico la BL si presenta suddivisa in tré fasi. La fase
precoce localizzata, che interviene mediamente entro 30 giorni dalla puntura
ed è caratterizzata dalla comparsa dell'Eritema Migrante (EM) nella sede
cutanea colpita dalla zecca; l'EM è patognomonico della BL e, nella sua forma
più tipica, è una lesione eritematosa che si espande lentamente, nell'arco
di giorni o settimane, in modo anulare fino a formare un'ampia area
tondeggiante che tende a risolvere al centro lasciando un margine periferico
in espansione centrifuga. La fase precoce disseminata, che interviene
mediamente entro settimane o mesi dall'infezione, è caratterizzata da
artralgie migranti, mialgie, rigidità nucale, meningite, polineuriti,
paralisi del VII nervo cranico, linfocitoma cutaneo, EM multipli, miocardite e
disturbi della conduzione atrio-ventricolare. La fase tardiva, a distanza di
mesi o anni dall'infezione, è caratterizzata da alterazioni a carico
dell'apparato muscolo-scheletrico (artrite cronica), del sistema nervoso
centrale e periferico (meningite, encefalomielite, atassia cerebellare,
polineuropatie sensitive-motorie, disturbi del sonno e comportamentali), della
cute (acrodermatite cronica - atrofica) e dell'apparato cardiovascolare (miopericardite,
cardiomegalia).
La diagnosi di BL, essenzialmente clinica, può essere resa più diffìcile
dalla mancanza del segno patognomonico iniziale dell'eritema migrante.
Gli esami di laboratorio indicati consistono in test ELISA o IFA per la
dimostrazione di anticorpi anti-Borrelia, con successivo test di conferma
Western-Blot (WB) in caso di risultato positivo. Il ricorso al WB in prima
istanza non è utile, così come è sconsigliato l'utilizzo degli esami di
laboratorio come test di screening; da ricordare inoltre che la sierologia
risulta quasi sempre negativa nello stadio precoce localizzato della malattia.
La decisione di iniziare il trattamento antibiotico dovrebbe essere presa
sulla base della diagnosi cllnica e dei dati anamnestici ed epidemiologici. I
test sierologici non sono sempre in grado di confermare o escludere in modo
definitivo la diagnosi di BL: la sieropositività non implica necessariamente
malattia, così come la sieronegatività non la esclude. Non esiste infatti
sufficiente standardizzazione dei test diagnostici attualmente disponibili e
sono frequenti i casi di falsa positività, per reazione crociata, così come
i casi di falsa negatività.
La malattia non da luogo allo sviluppo di immunità: l'infezione può quindi
essere contratta più volte nel corso della vita.
La BL è soggetta a notifica obbligatoria secondo le modalità della Classe V
del D.M. 15 dicembre 1990.
La sottonotifica di cui soffrono le malattie incluse nella Classe V, ed il
mancato invio, da parte di alcune regioni, dei riepiloghi annuali delle
malattie di questa classe, rendono''! dati relativi alla BL scarsamente
attendibili.
Nel periodo 1992-1998 si sarebbero verificati, in Italia, circa un migliaio di
casi di BL le notifiche giunte al Sistema Informativo delle Malattie infettive
e diffusive del Ministero della Sanità sono in numero nettamente inferiore.
Le regioni maggiormente interessate dalla BL sono il Friuli-Venezia Giulia, la
Liguria, il Veneto, l'Emilia-Romagna, il Trentino Alto-Adige (P.A. di Trento).
Le segnalazioni dalle regioni dell'Italia centro-meridionale ed insulare sono
sporadiche. Studi sieroepidemiologici hanno dimostrato la presenza di
positività per anticorpi anti-Borrelia in percentuali significativamente più
alte in soggetti appartenenti a categorie maggiormente esposte a rischio di
punture da zecche (forestali, cacciatori) che nella popolazione generale.
La presenza di infezione da B. afzelii, burgdorferi, gannii nelle zecche è
stata dimostrata in varie regioni italiane, principalmente dell'Italia
centro-settentrionale, così come è stata dimostrata sierologicamente
l'infezione in animali domestici e selvatici.
Febbre
ricorrente da zecche
L'uomo
rappresenta un ospite occasionale per questa zoonosi che, peraltro, è
presente in varie parti del mondo, tra cui alcuni Paesi che si affacciano sul
bacino del Mediterraneo.
La febbre ricorrente da zecche può essere causata da molte differente specie
di Borrelie', vettori prevalenti sono zecche molli del genere Ornithodorus,
che possono parassitare tanto l'uomo che piccoli animali (roditori).
A differenza di altre infezioni trasmesse da zecche, possono essere
sufficienti solo 5-30 minuti per la trasmissione dell'agente patogeno.
La borreliosi ricorrente da zecche si manifesta, come la maggior parte delle
malattie trasmesse da zecche, con sintomi di tipo simil-influenzali che si
presentano in cicli della durata di 2-9 giorni, alternati a periodi afebbrili;
le complicazioni, generalmente a carico del fegato e del sistema nervoso
centrale, sono estremamente rare nei bambini e nelle persone più giovani, ma
possono essere più frequenti negli anziani e nelle persone con patologie
preesistenti.
In assenza di trattamento, possono succedersi da tré a cinque attacchi ad
intervalli settimanali prima dell'estinzione dell'infezione. La letalità,
anche in assenza di terapia specifica, è bassa nei climi temperati, ma può
raggiungere il 10-30% in alcune regioni africane e del mediooriente, e in
soggetti con condizioni di salute già compromesse.
La borreliosi ricorrente da pidocchi è tuttora una malattia sottoposta a
sorveglianza da parte dell'OMS, e per tale motivo è soggetta a notifica
obbligatoria secondo le modalità previste dal D.M. 15 dicembre 1990 per le
malattie di Classe I; la Febbre ricorrente da zecche andrebbe invece
notificata secondo le modalità della Classe V del D.M. 15 dicembre 1990.
Nel periodo 1992-1998 sono giunte, al Ministero della Sanità, poche decine di
segnalazioni di borreliosi (non meglio precisata), prevalentemente da alcune
regioni del nord (?.A. di Trento, Friuli-Venezia Giulia) e del meridione
(Puglia). La sottonotifica di cui soffrono le malattie incluse nella Classe V,
ed il mancato invio, da parte di alcune regioni, dei riepiloghi annuali
relativi a questa classe di malattia, rendono i dati in questione scarsamente
attendibili.
Tularemia
Si
tratta di una antropozoonosi con manifestazioni cliniche polimorfe
strettamente correlate alla via di ingresso dell'agente patogeno (Frane/sete o
Pasteurella tularensis). Oltre che attraverso il contatto diretto con animali
infetti, con l'ingestione di acqua contaminata o di carne poco cotta
proveniente da animali infetti, l'agente eziologico della tularemia può
essere trasmesso all'uomo attraverso la puntura di diversi artropodi, tra cui
zecche appartenenti per lo più ai generi Dermacentor ed Amblyomma, parassiti
abituali di cani ed animali selvatici (roditori).
Il periodo di incubazione della tularemia può andare da 1 a 14 giorni
(mediamente 3-5) ed è inversamente proporzionale al numero di microrganismi
inoculati; la malattia può manifestarsi nelle forme cutanea o
ulcere-ghiandolare, ghiandolare, oculo-ghiandolare, gastrointestinale,
polmonare, setticemica o tifoidea. Nel caso delle infezioni trasmesse da
zecche le presentazioni più frequenti sono la cutanea e la ghiandolare, con
tumefazione dolorosa dei linfonodi, spesso, ma non sempre, preceduta o
accompagnata da un'ulcerazione cutanea in corrispondenza del punto di ingresso
del microrganismo, febbre, malessere generale; i linfonodi infiammati possono
andare incontro a suppurazione, con formazione di fistole cutanee.
E' sufficiente una carica batterica pari anche a poche unità per indurre
l'infezione; in assenza di test rapidi per la conferma della diagnosi, la
terapia, in caso di sospetto di tularemia, dovrebbe essere iniziata
immediatamente. La letalità, nelle forme polmonari e tifoidee non trattate può
arrivare al 15-30% ed oltre.
La tularemia è soggetta a notifica obbligatoria secondo le modalità previste
dal D.M. 15 dicembre 1990, che la inserisce tra le malattie di Classe II.
In Italia, nel periodo che va dal 1992 al 1998, sono stati segnalati al
Ministero della Sanità 61 casi di tularemia, per una morbosità media pari a
0,02 casi per 100.000 abitanti
Meningoencefalite
da zecche
La
meningoencefalite da zecche (TBE), o meningoencefalite primaverile-estiva, è
una malattia virale acuta del sistema nervoso centrale, causata da un
arborvirus appartenente al genere Flavivirus, molto simile ai virus
responsabili della febbre gialla e della dengue.
Le zecche, e in particolar modo Ixodes ricinus ed Ixodes persulcatus,
rivestono l'importanza maggiore nella trasmissione della forma Centro-europea,
sia come vettori che come serbatoi, ma il virus della TBE può essere
trasmesso anche da altri artropodi; anche le zecche del genere Dermacentor
(zecca del cane) ed Haemaphysalis possono trasmettere l'infezione.
Diversi animali, selvatici o domestici, quali roditori, caprioli, ovini,
caprini sono, come l'uomo, ospiti del virus e contribuiscono al mantenimento
del ciclo di trasmissione dell'infezione; gli uccelli, molto probabilmente,
contribuiscono a trasportare passivamente zecche infette anche a notevole
distanza durante le loro migrazioni.
La TBE mostra un tipico andamento stagionale, con picchi di incidenza nel
periodo primaverile-estivo e primo autunnale, corrispondenti ai periodi di
massima attività delle zecche.
Il periodo di incubazione può andare da 2 a 28 giorni e, nella forma
classica, la TBE mostra un caranerisiico andamento a due fasi: nella prima
(fase viremica) si manifestano febbre ed altri sintomi di tipo
simil-influenzali; nella seconda, riscontrabile solo in parte dei pazienti, si
osservano febbre molto elevata e chiari segni e sintomi di coinvolgimento del
sistema nervoso centrale.
Nei bambini e nei soggetti più giovani la TBE mostra generalmente un decorso
più mite, con progressivo aumento della severità al progredire dell'età.
La TBE è presente in focolai endemici in molti Paesi dell'Europa
centro-orientale e settentrionale; in Italia la presenza di focolai endemici
è stata confermata anche di recente nella P.A. di Trento ed in Veneto; il
focolaio in precedenza accertato nella Regione Toscana sembra essere estinto.
La sola sintomatologia non
permette di distinguere le infezioni dovute al virus della TBE, o ad altri
Arbon/irus, da quelle legate ad Enterovirus e ad altri virus neurotropi.
1
criteri per la diagnosi di laboratorio sono i seguenti:
•
dimostrazione di IgM specifiche nel siero, oppure
•
aumento pari o superiore a 4 volte del titolo anticorpale specifico per virus
TBE, oppure
•
isolamento del virus, o dimostrazione della sua presenza, da siero,
liquor o campioni di tessuto
La
TBE deve essere notificata nell'ambito delle malattie infettive della Classe
II del D.M. 15 dicembre 1990.
I
casi segnalati, sia nella Classe II che, come talvolta accade, nella Classe V,
non rispecchiano con tutta probabilità la reale diffusione dell'infezione,
anche per la possibilità di forme inapparenti e sub-cliniche.
Ehriichiosi
Le
Ehriichie appartengono alla famiglia delle Rickettsiacee 'e, come le
Rickettsie, sono parassiti intracellulari obbligati, da tempo conosciuti come
agenti patogeni di interesse veterinario.
L'ehriichiosi umana può presentarsi sotto forma di ehriichiosi monocitica (EM),
il cui agente eziologico è E. chaffeensis, e di ehriichiosi granulocitica (EG),
causata da agenti strettamente correlati ad E. equi ed E. phagocytophila.
i
Vettori prevalenti sono le zecche del genere Amblyomma americanum nel caso
della EM, e del genere Ixodes scapularis nel caso della EG; i serbatoi
dell'infezione non sono stati identificati con certezza, anche se
verosimilmente sono rappresentati da cani ed animali selvatici.
Le caratteristiche cliniche e laboratoristiche delle due forme sono molto
simili e, per entrambi, le infezioni inapparenti sono frequenti (dal 10% al
40%). La presentazione clinica abituale, dopo un periodo di incubazione di
7-21 giorni, è di tipo simil-influenzale con leucopenia e trombocitopenia e,
soprattutto nei bambini, manifestazioni esantematiche generalmente di tipo
morbilliforme.
La malattia è ad evoluzione benigna, soprattutto nei bambini e nei soggetti
più giovani, anche in assenza di qualsiasi trattamento; gli adulti e le
persone in età avanzata possono andare incontro a complicazioni, anche gravi,
a livello renale, vascolare ed encefalico (insufficienza renale, coagulazione
intravasale disseminata, meningoencefaliti). Ad
oggi, in Italia, non sono stati notificati al Ministero della Sanità casi di
ehriichiusi, patologia che nel continente nord-Americano mostra invece
caratteristiche di malattia infettiva emergente.
Studi epidemiologici hanno peraltro dimostrato la presenza nell'Italia
centrale dell'infezione da E. phagocytophila in zecche del genere Ixodes rìcinus,
e dell'infezione da ehriichie simili all'agente dell'EG nell'Italia
settentrionale.
L'infezione da E. canis sembra essere tutt'altro che infrequente nei cani,
mentre positività degli anticerpi per E. phagocytophila sono state
riscontrate, nelle zone alpine, in soggetti appartenenti a categorie
maggiormente esposte a rischio di punture da zecche (forestali, cacciatori) in
percentuali significativamente più alte che nei gruppi di controllo.
Misure
di profilassi Misure di profilassi comportamentale
Le
misure di profilassi comportamentale, fondate sull'informazione e
sull'educazione sanitaria della popolazione generale e delle categorie
professionali potenzialmente maggiormente esposte al rischio di punture da
zecche, sono determinanti ai fini della prevenzione delle patologie infettive
trasmesse da questi acari.
Le misure di profilassi ambientale possono avere uno scarso impatto sui
relativi agenti patogeni, in considerazione dei possibili molteplici serbatoi
di infezione; inoltre, disinfestazioni su larga scala non sono sempre
fattibili per ragioni pratiche e per il possibile impatto ambientale negativo.
Le zone maggiormente a rischio per la possibilità di punture di zecche sono
gli ambienti boschivi e ricchi di cespugli, umidi ed ombreggiati, con
vegetazione bassa e letti di foglie secche, sono a rischio anche il sottobosco
ed i prati incolti, così come le zone di confine tra prato e bosco,
soprattutto se con presenza di acqua. Anche i sentieri poco battuti, in cui è
maggiore la possibilità di presenza di fauna selvatica, sono da considerare a
rischio.
Pur essendo la zecca attiva per la maggior parte dell'anno, il periodo a
maggior rischio è quello compreso tra primavera ed autunno.
Nei climi temperati e caldi, in caso di inverni particolarmente miti,
l'attività delle zecche può protrarsi anche fino all'autunno inoltrato e
talvolta, per tutto l'anno.
Le probabilità della trasmissione di agenti patogeni per mezzo della puntura
di zecche sono direttamente proporzionali alla permanenza di queste
sull'ospite (con eccezioni rappresentate dalla Febbre ricorrente da zecche e
da TBE), e sono in generale basse se la zecca rimane attaccata all'ospite per
meno di 36-48 ore.
In caso di permanenza o di escursioni in aree a rischio, è consigliabile
indossare indumenti di colore chiaro, per rendere evidente la presenza di
zecche, resistenti agli strappi, e con maniche e pantaloni lunghi; questi
ultimi dovrebbero essere infilati nelle calze per evitare la possibile
penetrazione dei parassiti negli interstizi tra gamba e calza. Le calzature
dovrebbero essere chiuse e alte sulle caviglie; è anche consigliabile l'uso
di guanti.
Sulle parti scoperte del corpo è utile l'applicazione di prodotti repellenti
per gii insetti a base a base di N.N-dietil-n-toluamide (DEET), di
dimetil-ftalato, benzoato di benzile, di permetrina e di acaricidi,
ripetendola, se necessario (ad esempio in caso di sudorazione intensa), ogni
2-3 ore.
I repellenti a base di DEET e gli insetticidi a base di permetrina possono,
pur se con precauzione, anche essere spruzzati sui vestiti.
I prodotti repellenti vanno impiegati con cautela nei bambini, per la
possibilità di effetti indesiderati: il prodotto repellente non deve essere
inalato o ingerito, o portato a contatto con gli occhi; non deve essere
applicato su cute irritata o escoriata; va applicato soltanto sulle parti
scoperte; deve essere evitata l'applicazione di prodotti ad alta
concentrazione; le superfici cutanee trattate vanno lavate immediatamente dopo
il ritorno in ambienti chiusi o al manifestarsi di sintomi sospetti (prurito,
infiammazione), per i quali è opportuno consultare immediatamente un medico.
E' consigliabile camminare al centro dei sentieri, evitando per quanto
possibile il contatto con la vegetazione.
In caso di lavoro o sosta in aree conosciute come infestate, è opportuno
procedere a periodiche ispezioni degli indumenti e delle parti scoperte (ogni
3-4 ore). Al ritorno da un'escursione o al termine del lavoro in una zona
conosciuta come infestata, è importante procedere ad un'accurata ispezione di
tutto il corpo, con l'aiuto di un'altra persona per le zone difficilmente
ispezionabili, senza trascurare il cuoio capelluto, per verificare la presenza
di zecche e procedere alla loro immediata rimozione.
Le zecche vanno rimosse afferrandole saldamente con una pinzetta il più
possibile aderente alla cute, ed effettuando una trazione costante e decisa,
ma non brusca, verso l'alto, con una delicata rotazione per evitarne la
rottura.
Le mani debbono essere protette da guanti o da un fazzoletto durante
l'operazione, per evitare la possibilità di infezione attraverso piccole
lesioni della pelle o di autoinoculazione per via congiuntivale o orale. Il
rostro, che spesso rimane all'interno della cute, va estratto con un ago
sterile.
Dopo
l'estrazione della zecca
sono indicate la disinfezione della zona (evitando i disinfettanti che
colorano la cute) e l'applicazione di antibiotici per uso topico.
L'applicazione di calore e di sostanze quali acetone, ammoniaca, cloruro di
etile, alcol etilico, etere, cloroformio o vaselina sulla zecca prima della
rimozione è sconsigliata, in quanto induce in questa un riflesso di
rigurgito, con aumento del rischio di trasmissione di agenti patogeni.
Dopo la rimozione della zecca dovrebbe seguire un periodo di osservazione
della durata di 30-40 giorni per individuare la comparsa di eventuali segni e
sintomi di infezione.
La somministrazione di antibiotici per uso sistemico nel periodo di
osservazione è sconsigliata, in quanto può mascherare eventuali segni di
malattia e rendere più complicata la diagnosi. Nel caso in cui, per altre
ragioni, fosse necessario iniziare un trattamento antibiotico, è opportuno
impiegare tarmaci di cui è stata dimostrata l'efficacia anche nel trattamento
tanto delle rickettsiosi che delle borreliosi (ad esempio: doxiciclina,
amoxicillina, , cefuroxime); il trattamento va continuato per almeno tre
settimane.
I cani, i gatti ed altri animali domestici possono essere infestati da zecche,
in particolar modo se conducono vita all'aperto.
Le cucce debbono essere tenute costantemente sotto controllo, eseguendo
periodicamente trattamenti con prodotti insetticidi dell'interno e, se poste
all'aperto, del terreno circostante. Sono indicati anche trattamenti
antizecche degli animali.
La selvaggina è spesso infestata da zecche in maniera massiccia, per cui è
necessario prestare la massima attenzione nella manipolazione e nel trasporto
di questa.
Profilassi
ambientale
II
numero delle zecche nelle aree residenziali può essere controllato e ridotto
rimuovendo le foglie secche, le sterpaglie e le cataste di legna intorno alle
case, potando gli alberi e le siepi e tenendo puliti prati e sentieri.
Gli interventi di disinfestazione su larga scala possono essere di difficile
applicazione , ma possono essere utili in caso di aree ristrette
Profilassi
specifica Borreliosi di Lyme
Di
recente sono stati messi in commercio, negli Stati Uniti d'America, vaccini
contro la BL ottenuti con tecniche di ingegneria genetica che portano
all'espressione da parte di E. coli della proteina A della superficie esterna
(OspA) della B. burgdorferi sensu strido.
L'efficacia e la sicurezza di questi vaccini sono state dimostrate mediante
studi clinici controllati su larga scala in persone di età compresa tra 15 e
70 anni residenti in zone endemiche degli Stati Uniti d'America.
L'efficacia nei confronti della BL conclamata (eritema migrante più
obiettività muscoloscheletrica, cardiovascolare, neurologica) è stata
stimata essere di circa il 49 % dopo due dosi di vaccino, e di circa il 76%
dopo tre dosi.
La schedula vaccinale consigliata consiste in tré dosi somministrate per via
intramuscolare, preferibilmente nella regione deltoidea, ai tempi 0-1 -12
mesi. Non si conoscono ancora la durata dell'immunità conferita e la
conseguente necessità di eventuali dosi booster. Negli Stati Uniti d'America
viene raccomandato di fare in modo di somministrare la seconda e la terza dose
di vaccino contro la BL con alcune settimane di anticipo rispetto all'inizio
del periodo di maggiore attività delle zecche.
La vaccinazione è consigliata esciusivarriyiìle aiié pcrsùrie, ui età cùrnprcoci
tra \ 3 e 70 tii'n'ii, che risiedono, lavorano o trascorrono per attività
ricreative gran parte della giornata in zone conosciute come infestate da
zecche infette da agenti della BL.
Negli USA è presente solo B.burgdorferi sensu strictu, mentre in Europa sono
presenti tutte le genospecie di Borrelie responsabili di BL, distinte tra loro
dal punto di vista antigenico: questo dato rende i vaccini attualmente
commercializzati negli USA di nessuna utilità ai fin; del loro impiego per la
profilassi immunitaria della BL in Italia.
Meningoencefalite
da zecche
II
vaccino contro la TBE, da tempo in uso in molti Paesi dell'Europa centrale e
settentrionale, è stato recentemente registrato anche in Italia con procedura
di mutuo riconoscimento comunitario, ma per il momento non è ancora in
commercio nel nostro Paese.
Il vaccino è allestito su cellule embrionali di pollo ed è base di virus
inattivati con formalina.
Il ciclo vaccinale di base prevede la somministrazione di tre dosi ai tempi O,
1-3 mesi, 9-12 mesi, con richiami a cadenza triennale, per via intramuscolare,
preferibilmente nella regione deltoidea. Esiste anche la possibilità di
seguire un ciclo accelerato di vaccinazione, che però non garantisce gli
stessi risultati, in termini di risposta anticorpale, del ciclo classico.
Il periodo migliore per avviare la vaccinazione è quello invernale, in modo
che il soggetto sia già protetto nel periodo-di massima attività delle
zecche e di incidenza di TBE.
In seguito a segnalazioni alla, rete europea di allerta sulle reazioni avverse
a farmaci (EUDRA), di reazioni avverse, per lo più sotto forma di febbre alta
(al di sopra dei 40° C) in adulti e bambini, e convulsioni febbrili in
bambini in seguito alla somministrazione della prima dose del vaccino anti-TBE,
è stato proposto, in sede europea, di formulare raccomandazioni per:
•
impiego del vaccino anti-TBE soltanto in bambini di età superiore a 4 anni;
•
impiego di mezza dose di vaccino per la prima dose del ciclo vaccinale negli
adulti, e per tutto il ciclo vaccinale e gli eventuali richiami nei bambini
fino a 12 anni compiuti;
•
attenta valutazione, tanto nei bambini che negli adulti, delle effettive
indicazioni alla vaccinazione, che dovrebbe essere riservata a persone che
trascorrono gran parte del loro tempo in zone ad effettivo alto rischio di TBE;
•
attento monitoraggio, particolarmente nei bambini, della temperatura corporea
per un periodo di 24 ore dalla somministrazione del vaccino, con pronta
somministrazione di antipiretici al bisogno (rialzi febbrili > 39°C).
Le
fiale contenenti il vaccino vanno agitate accuratamente prima dell'uso,
particolarmente nel caso di impiego di mezza dose, per l'appropriata
distribuzione dell'antigene immunizzante all'interno del liquido di
diluizione.
Nei confronti della TBE è possibile attuare anche un'immunoprofilassi passiva
sia pre che post-esposizione, riservata a situazioni particolari.
Per la profilassi pre-esposizione il dosaggio consigliato è 0,05 ml/Kg di
peso corporeo di immunoglobuline specifiche somministrate per via
intramuscolare profonda.
Per la profilassi post-esposizione il dosaggio è diverso a seconda del tempo
trascorso dalla puntura della zecca: 0,1 ml/Kg entro 48 ore dal morso della
zecca ovvero 0,2 ml/kg tra 48 e 96 ore.
E' sconsigliata la somministrazione di immunoglobuline dopo cinque giorni
dalla esposizione, in quanto sono stati osservati, in casi di somministrazione
tardiva di immunoglobuline specifiche, decorsi clinici più gravi di
meningoencefalite da zecche. Nel caso la persona esposta abbia già ricevuto
una dose di vaccino, la somministrazione di immunoglobuline è ugualmente
consigliata soltanto entro quattro giorni dall'esposizione, mentre è sempre
consigliata la somministrazione immediata di un'altra dose di vaccino a
prescindere dall'intervallo trascorso dalla precedente.
Si ricorda che i vaccini non registrati, o non ancora commercializzati in
Italia, possono essere acquistati all'estero seguendo le procedure stabilite
dal D.M. 11 febbraio 1997 (G.U. Ser. gen. n. 72 del 23 marzo 1997).