ASPETTI
CLINICI CARATTERISTICI DELLE INTOSSICAZIONI ACUTE IN PEDIATRIA
Introduzione
L'età
pediatrica è quella fase della vita in cui si verificano circa la metà dei
casi di avvelenamento che vengono riferiti e registrati presso i Centri
Antiveleno; per comprenderne la peculiarità non bisogna pensare a questa fascia
d'età come ad un tutt'uno, quanto piuttosto ad un momento in cui devono essere
distinti, almeno grossolanamente, il periodo da 0-5 anni e quello tra i 5 ed i
14 anni.
Sistemi
enzimatici, funzionalità d'organo e risposta agli agenti intossicazioni
Un
primo problema da affrontare per quel che riguarda i sistemi enzimatici è
quello della carenza geneticamente determinata. Gli esempi a questo riguardo
sono diversi. Quelli più noti sono rappresentati da 1) carenza di Glucosio 6
Fosfato Deidrogenasi (G6PD) che condiziona la comparsa di emolisi nei pazienti
che assumono primachina, nitrofurantoina, sulfonamidi, primachina e chinino, 2)
dalla carenza di Metemoglobin reduttasi (MetHb reduttasi) che determina lo
sviluppo di Metemoglobinemia (MetHb) e conseguente cianosi a sfumatura ardesiaca
nei bambini esposti a nitrati, nitriti, antipiretici ed antimalarici, 3) carenza
di pseudocolinesterasi (PCE) che determina in caso di esposizione a
succinilcolina blocco neuromuscolare o apnea. Meno conosciuti sono i difetti
genetici di 4) catalasi che comporta in caso di somministrazione di acqua
ossigenata la comparsa di alterazioni tessutali gangrenose, 5) il deficit di Ca++transporters
che in presenza di alotano o di succinilcolina può portare ad ipertermia
maligna, 6) la carenza di N- acetil- transferasi epatica che determina una
polineurite negli esposti a isoniazide.
Deficit enzimatici genetici e risposte anomale a farmaci e sostanze tossiche
Enzima
geneticamente carente
Farmaco
o tossico nell'esposizione
Risposta
G6PD
Primachina,
nitrofurantoina, sulfonamidi, chinino
Emolisi
MetHb
reduttasi
Nitrati,
nitriti, antipiretici ed antimalarici
Cianosi
a sfumatura ardesiaca
PCE
Succinilcolina
Blocco
neuromuscolare o apnea
Catalasi
Acqua
ossigenata
Alterazioni
tessutali gangrenose
Ca++transporters
Alotano,
succinilcolina
Ipertermia
maligna
N-
acetil- transferasi epatica
Isoniazide
Polineurite
Nota:
l'elenco dei farmaci in grado di determinare emolisi nei G6PD carenti è più
consistente di quello riportato; esistono quattro diverse espressioni cliniche
del difetto genetico di MetHb reduttasi; tabella tratta da
e modificata.
Se
la carenza di alcuni sistemi enzimatici è geneticamente determinata, una
carenza relativa, destinata cioè a modificarsi nel corso del tempo, può essere
comunque responsabile di una particolare risposta nel bambino piccolo; per
rimanere agli esempi di prima la carenza di MetHb reduttasi può non essere
geneticamente determinata, ma la conseguenza risulterà sempre la presenza di
cianosi. Le metemoglobinemie nel bambino offrono comunque a considerare una
serie di fattori che sono caratteristici di quest'età e che non si possono
verificare in quelle successive e tra questi vale la pena di notare:
1)
la presenza di HbF (la cui importanza verrà sottolineata anche dopo) che
comporta una più facile ossidazione della molecola di Hb rispetto alla sua
forma matura di HbA e
2)
la presenza di acidosi che agisce come stress dei sistemi enzimatici del
neonato e lattante, ma anche
3) l'associazione con forme diarroiche, di esclusiva pertinenza dell'età del lattante. In particolare è stato osservato un rapporto di causa effetto tra le infezioni da E.Coli, Salmonelle, Klebsielle e Clostridum difficilis e la comparsa di cianosi.
Sempre
nell'ambito delle Metemoglobinemie la carenza di G6PD gioca un ruolo
determinante nella risposta all'antidoto in quanto in carenza di G6PD viene meno
la tappa metabolica che porta alla produzione di NADH dal ciclo dei pentoso-
fosfati, non rendendo così disponibile il coenzima per la reduttasi che
costituisce il substrato dell'azione del Blu di Metilene (3) Altre attività
enzimatiche che risultano ridotte alla nascita sono rappresentate dagli enzimi
ossidativi, come viene dimostrato da una ridotta velocità di eliminazione per
quei farmaci che vengono metabolizzati attraverso vie ossidative come la
fenitoina ed il diazepam. Sempre alla nascita la carenza relativa delle esterasi
può condizionare invece un ritardo nella comparsa dei sintomi di tossicità da
cocaina nel neonato. L'attività alcool deidrogenasica è individuabile all'età
di 2 mesi a livelli che sono pari o inferiori al 3-4% di quelli che saranno i
valori dell'adulto, livelli che vengono raggiunti per i 5 anni di età.
Accanto
a carenze enzimatiche nelle prime età della vita si possono osservare vie
metaboliche diverse che si modificheranno nel corso della vita da adulti.
Nel
caso della teofillina nei primi 7-8 mesi di vita la via metabolica, tipica
dell'adulto, della N- demetilazione e la C - ossidazione a monometilxantina e
acido metilurico viene sostituita dalla N - metilazione a caffeina, agendo
questo composto sia sinergicamente che in modo aggiuntivo con la teofillina nel
determinare effetti collaterali. Sempre nei primi 6 mesi di vita la ridotta
clearance della teofillina, condizionante un'emivita prolungata, può
rappresentare un problema aggiuntivo nella gestione del piccolo intossicato, in
particolare per quanto riguarda la decisione di intraprendere una depurazione
forzata. Un caso per molti versi simile è rappresentato dal metabolismo del
paracetamolo: è probabile che nell'intossicazione acuta il rapporto
solfo-glicuronoconiugazione, maggiore nel bambino rispetto all'adulto, possa
spiegare la relativa resistenza allo sviluppo dell'epatotossicità in corso di
intossicazione acuta (6) Accanto ad un aspetto di carenza enzimatica relativa al
metabolismo dei farmaci e tossici, l'eliminazione renale riflette l'andamento
della maturazione della filtrazione glomerulare, che raggiunge i valori
dell'adulto per l'età di 3 anni, e della secrezione tubulare, la cui
maturazione avviene diversi mesi dopo la nascita, in particolare per la
digossina: neonati prematuri e a termine presentano una emivita di eliminazione
di 35-170 ore contro le 18-36 ore di bambini fino a due anni di età. Altre
significativamente importanti differenze, per quel che riguarda il farmaco in
questione, sono rappresentate dal raggiungimento di un rapporto tra
concentrazioni miocardiche e tessutali maggiore nel bambino rispetto all'adulto
e da un elevato volume di distribuzione apparente, espressioni sia di una
capacità di legame tessutale età dipendente sia di una modificazione relativo
allo sviluppo della costituzione dell'organismo
Carenza
enzimatica relativa all'età e conseguenze cliniche rilevanti in tossicologia
clinica
Enzima
o sistema enzimatico Conseguenze della carenza per sostanza tossica Rilevanza
tossicologica
Enzimi
ossidativi
Ridotta
velocità di eliminazione di fenitoina e diazepam
Persistenza
dei sintomi
Esterasi
Cocaina
Ritardata
comparsa dei sintomi nel neonato
Alcool
deidrogenasi
Ridotta
tolleranza all'intossicazione da alcool etilico
Maggior
gravità dell'intossicazione da alcool etilico nel bambino
Aspetti
clinici caratteristici delle intossicazioni acute nel bambino
Le
manifestazioni cliniche delle intossicazioni acute nel bambino possono
presentare delle peculiarità soprattutto se si riferiscono al primo dei due
periodi in cui viene divisa l'età pediatrica.
In
primo luogo differenze fisiologiche tra il bambino e l'adulto condizionano la
percezione della gravità dei sintomi, nel senso che la definizione di
tachicardia, ad esempio, è notoriamente diversa nell'adulto e nel bambino nei
primi 2 anni di vita, lasciando da parte l'età neonatale, in cui i valori della
frequenza cardiaca sono ancora diversi Accanto a questi parametri, per la
indispensabile definizione dei segni vitali, la valutazione del Glasgow Coma
Scale, per le ben note differenze, deve essere opportunamente modificata, nel
senso che la miglior risposta motoria al di sotto dei 6 mesi, è di solito la
flessione, così come tra i 6 mesi ed i 2 anni il bambino è in grado di
localizzare il dolore ma può non obbedire ai comandi.
Al
di là di queste pur note caratteristiche, la presentazione clinica delle
intossicazioni acute può essere riferita in modo specifico all'età in diverse
circostanze e forme di avvelenamento.
Acido
acetilsalicilico
Le
alterazioni metaboliche caratteristiche di questa intossicazione sono
rappresentate dallo sviluppo di acidosi metabolica e dalla presenza costante di
nausea e vomito come sintomi di presentazione nel bambino; la comparsa di
acidosi metabolica invece di una forma mista, sia metabolica che respiratoria,
è più tipica dell'età infantile e delle forme croniche di tossicità rispetto
all'intossicazione acuta
Acetaminofene
(Paracetamolo)
Come
è già stato rilevato il metabolismo dell'acetaminofene può spiegare la
relativa resistenza all'epatotossicità in corso di esposizione acuta.
Manifestazioni cliniche di particolare gravità si possono verificare, al
contrario, nell'impiego prolungato del farmaco, a dosaggi inferiori alla solita
dose tossica (> 150 mg/kg) ma di almeno 4 volte superiori a quella
terapeutica (con circa 60 mg/kg/die sono state riportate gravi insufficienze
epatiche e decessi), in corso di episodi febbrili protratti. Un altro aspetto
caratteristico è rappresentato dal ruolo svolto dal digiuno o dall'assunzione
di farmaci induttori della via del citocromo P450 ossidasi, cioè della via che
porta alla produzione del metabolita tossico. In un caso giunto alla nostra
osservazione una bambina di 4 anni e mezzo presentava un quadro di grave
interessamento epatico (SGOT 2970/ SGPT 5060 UI/L, PT 15%), acidosi metabolica (pH
7,26, bicarbonati 12,2 mEq/l) aumento della creatininemia (creatinina 1,2 mg/dl)
ed ipoglicemia (glicemia 46 mg/dl) attribuito da noi alla tossicità da
paracetamolo, per quanto assunto a dosi terapeutiche, a cui avevano contribuito
in modo determinante sia il digiuno prolungato determinato dallo stato febbrile,
sia la terapia con barbiturici per epilessia, in assenza di altri cause evidenti
e documentabili.
Teofillina
La
tossicità acuta da teofillina nel bambino presenta sostanzialmente due aspetti
peculiari: da una parte una ridotta incidenza di aritmie rispetto all'adulto a
parità di concentrazioni e dall'altra un incidenza di casi asintomatici pari al
28% pur in presenza di concentrazioni sicuramente nel range tossico (>24 m
g/ml) (14) In assenza di storia clinica di assunzione la diagnosi di
intossicazione acuta può essere difficile, in particolare nel caso di farmaci
come la teofillina con una rilevante componente metabolica, tale da indurre in
errore di diagnostica differenziale con la chetoacidosi diabetica se viene
valorizzato solo il dato laboratoristico, non accuratamente inquadrato in un
contesto sindromico. In letteratura viene riportato un caso di apparente esordio
di chetoacidosi diabetica con i classici sintomi, almeno nel bambino di coliche
addominali e nausea associati però ad ematemesi e tachicardia con un quadro
laboratoristico di iperglicemia, bicarbonati bassi, e chetonuria.. Nel caso il
rapido decrescere del fabbisogno insulinico ha fatto insospettire circa la reale
natura del problema, quando invece avrebbe dovuto essere valorizzata sia la
comparsa di ematemesi che la tachicardia come indici di sospetto di
intossicazione da teofillina
Alcool
etilico
L'aspetto
più importante dell'intossicazione acuta è rappresentato dall'ipoglicemia. I
bambini al di sotto dei 5 anni di età sviluppano ipoglicemia più
frequentemente degli adolescenti e ciò può condizionare sia esiti neurologici
dell'intossicazione che l'exitus. L'ipoglicemia è da mettere in rapporto sia
all'inibizione della gliconeogenesi che ad un ridotto contenuto di glicogeno
epatico correlato all'età. Importante è anche ricordare che ipoglicemia può
svilupparsi tardivamente, fino a 6 ore dopo l'ingestione
Alcool
isopropilico
L'esposizione
acuta ad alcool isopropilico può realizzarsi anche nel neonato attraverso
l'incongruo impiego di medicazioni della cicatrice ombelicale. Il decorso
clinico, nel caso riferito, è stato caratterizzato, sotto il profilo della
compromissione dello stato di coscienza, dalla presenza di un ridotto riflesso
di Moro e dal pianto lamentoso, che, in questa particolare età riflettono più
adeguatamente l'alterazione della coscienza, rispetto alla ricerca di altri
segni neurologici di non sempre facile apprezzamento.
Alcool
metilico
L'intossicazione
da alcool metilico nel bambino è un evento complessivamente eccezionale (19),
da attribuirsi ad errori terapeutici o a tentati omicidi. Rispetto alla
presentazione clinica tipica dell'adulto, nel bambino di quest'età può giocare
un ruolo particolare la carenza relativa di alcool deidrogenasi che se da una
parte può implicare una emivita prolungata dell'alcool metilico, dall'altra però
condiziona una ridotta produzione di acido formico, permettendo una sorta di
compenso metabolico a cui consegue una ridotta incidenza di acidosi metabolica
ed anche una ridotta produzione di quei metaboliti che sono ritenuti
responsabili degli esiti a distanza
Monossido
di carbonio (CO)
La
presentazione clinica dell'intossicazione da CO offre a considerare nel bambino
una elevata incidenza di sintomi non direttamente correlabili all'ipossia come
ad esempio il vomito o sintomi simil-influenzali (20) soprattutto con livelli di
COHb compresi tra il 5-10%, quantomeno nella nostra esperienza diretta, in cui
6/7 pazienti con livelli di COHb compresi tra il 5-10% hanno presentato vomito
come sintomo predominante, da solo o associato ad altri, ma solo 1/7 con quei
livelli ha presentato sonnolenza o cefalea, che invece ricorrono con molta
maggior frequenza per valori di COHb superiori.
Pesticidi
Le
caratteristiche dell'intossicazione acuta da pesticidi nel bambino, come viene
riferito da P. Casey (23) sono innanzitutto di ordine epidemiologico,
riguardando in primo luogo, la via di esposizione che è di preferenza quella
orale, mentre nella popolazione adulta la via d'esposizione è quella cutanea o
inalatoria almeno fino al 46% dei casi, anche a causa di incidenti
professionali, ovviamente sconosciuti nel mondo dell'infanzia; secondariamente
il tipo di prodotto in causa, che riflette quanto appena detto, è nel 27% dei
casi un prodotto per uso agricolo, per cui generalmente più concentrato
rispetto alla stessa molecola, ma impiegata per uso domestico ad esempio.
L'incidenza di casi sintomatici è diverso nelle due popolazioni, essendo circa
il doppio nella popolazione adulta (24% contro 12 %).
Botulismo
Con
questo termine si intende la sindrome clinica conseguente all'azione della
neurotossina prodotta dal Clostridium botulinum; delle 4 forme cliniche quella
infantile è caratterizzata dalla comparsa nei bambini in età inferiore ad 1
anno per germinazione intestinale di spore. Un ruolo7favorente può essere
svolto dal ritardo nello sviluppo della flora intestinale nel lattante, così
come un ruolo determinante può essere svolto dall'uso di intingere i succhiotti
nel miele.