L'IGIENE
DEGLI ALIMENTI NELLA RISTORAZIONE COLLETTIVA
INTRODUZIONE
La
prevenzione delle tossinfezioni alimentari e il miglioramento qualitativo degli
alimenti prodotti, trasformati, somministrati dalle aziende del settore, e
quindi anche dei prodotti alimentari consumati nei servizi di ristorazione
collettiva (mense scolastiche e aziendali, case di riposo e ospedali, ristoranti
e alberghi, ecc.), sono gli obiettivi principali della nuova normativa
sull'igiene degli alimenti (D.Lgs
n. 155/1997)Quest'ultima prevede l'adozione di misure di
autocontrollo dei possibili rischi attraverso il monitoraggio di alcune fasi
poste lungo il processo di produzione, di trasformazione e di somministrazione
degli alimenti.
FATTORI
DI RISCHIO
I
fattori principali che contribuiscono all'insorgenza di malattie da causa
alimentare sono :
uso
di alimenti avariati, infettati o mal conservati
contaminazione
crociata (alimenti, attrezzature, ambienti, personale)
contaminanti
chimici negli alimenti
infestazioni
da insetti e roditori
preparazione
degli alimenti con eccessivo anticipo
regimi
di temperatura inadeguati che favoriscono la crescita batterica
(conservazione, refrigerazione, cottura e riscaldamento inadeguati)
manipolazione
scorretta degli alimenti
scarsa
igiene del personale
personale
affetto da infezioni
attrezzature
non pulite adeguatamente
locali
e piani di lavoro non puliti adeguatamente
uso
di acqua non potabile
gestione
scorretta dello smaltimento dei rifiuti
La
prevenzione di questi fattori di rischio è l’obiettivo che ha motivato
l’istituzione del sistema di autocontrollo.
AUTOCONTROLLO
Il
D.Lgs. 26 maggio 1997 n. 155 e la Circolare applicativa del Ministero della
Sanità n. 11 del 7 agosto 1998 (in GU 18.8.1998 n. 191) prevedono
l’attivazione di un sistema di autocontrollo per l’igiene e la qualità
degli alimenti nella ristorazione collettiva (centri di cottura e mense di
scuole, case per anziani, aziende, alberghi, ecc.)
1)
Descrizione delle caratteristiche dell'attività di ristorazione :
2)
Individuazione dei requisiti preliminari strutturali, di attrezzatura e
di personale attraverso :
a)
Requisiti strutturali e di attrezzatura conformi al DPR n. 327/1980
(norma che regolamenta il settore dell'igiene degli alimenti);
b)
Piano di pulizia (frequenza e tipo delle pulizie, tipo e modalità
d’uso dei detergenti e dei disinfettanti, raccolta schede di utilizzo e di
sicurezza dei detergenti e disinfettanti fornite dai produttori);
c)
Piano di derattizzazione e disinfestazione (azioni preventive e operative
che l’azienda attua per abbattere la presenza di insetti striscianti, es.
blatte, di insetti volanti, es. mosche e vespe, e di roditori, come l’adozione
di reti anti-insetti, esche per blatte e roditori, ecc.);
d)
Piano di igiene del personale (modalità di corretto comportamento e di
corretta prassi igienica che il personale deve adottare durante le lavorazioni);
e)
Piano di formazione del personale (modalità e tempistica di formazione
del personale alla gestione igienica delle lavorazioni);
f)
Piano di manutenzione delle attrezzature.
Dopo
aver verificato e standardizzato i suddetti Requisiti preliminari, che
costituiscono la piattaforma di base, le fondamenta per una corretta
lavorazione, è possibile costruire e sviluppare un efficiente ed efficace piano
HACCP. E’ possibile fare ciò applicando sistematicamente i sottoelencati
classici step di lavoro:
1)
Sviluppo di un piano HACCP:
a)
formazione del HACCP-team (gruppo di persone incaricate di elaborare il
piano e che possiede conoscenze sul progesso produttivo nella struttura in
esame);
b)
descrizione delle fasi operative;
c)
stesura del diagramma del flusso operativo (percorso degli alimenti dalla
fornitura al consumo nella struttura in esame);
d)
analisi dei flussi degli alimenti;
e)
analisi dei pericoli e dei punti critici di rischio per tossinfezioni
alimentari;
f)
descrizione degli interventi per monitorare e affrontare i pericoli nei
punti critici di controllo (CCP);
g)
registrazione degli interventi operativi e delle eventuali anomalie;
h)
costruzione di schede di autocontrollo per la registrazione degli
interventi.
INTERVENTI
DI PREVENZIONE
Gli
interventi principali previsti da un piano di autocontrollo sono:
A)
Ricezione degli alimenti
1
- Controllo visivo delle forniture
di alimenti in arrivo e annotazione su scheda o registro appositi della loro
conformità o non conformità (alimenti deteriorati, confezioni non integre o
scadute) se respinte ;
2
– Stoccaggio degli alimenti separati per categorie;
B)
Preparazione degli alimenti
1
– Applicazione delle misure di prevenzione delle contaminazioni crociate: ad
esempio, uso di piani lavoro separati e utensili diversi per ogni categoria di
alimenti;
2
- Controllo a campione delle temperature di cottura o adozione, ove possibile,
di procedure o ricette standardizzate indicanti i tempi e le temperature di
cottura del forno tali da garantire la cottura al cuore del prodotto alle
temperature richieste dalle Buone pratiche di lavorazione (T>75°C);
3
– Minimizzazione dei tempi di stazionamento degli alimenti di origine animale
crudi a temperatura ambiente;
C)
Conservazione degli alimenti
1
- Controllo almeno giornaliero
delle temperature di celle o frigoriferi di mantenimento a temperatura di
refrigerazione e di congelazione/surgelazione e annotazione su scheda o registro
appositi dei valori di temperatura rilevati; (eventuale applicazione di
controllori automatici di temperatura che registrano su memorie cartacee o
magnetiche gli andamenti delle temperature);
2
– Divieto di conservazione in frigorifero di avanzi alimentari deperibili e
confezioni alimentari non integre e scadute;
3
- Gestione delle temperature di
raffreddamento dei cibi cotti preferibilmente mediante l’utilizzo di un
abbattitore di temperatura ;
4
- Gestione di tempistica e/o
temperatura degli alimenti veicolati a strutture diverse dal centro di cottura.
D)
Igiene ambientale e personale
1
- Controllo delle pulizie dei
locali con relativa annotazione sul registro della conformità o meno agli
standard igienici ;
2
- Controllo visivo periodico delle
esche per insetti e roditori e annotazione su scheda o registro appositi
dell’assenza o presenza di tracce indicanti infestazione ;
3
- Controllo di pulizia e
abbigliamento del personale e annotazione su scheda o registro appositi del
rispetto o non rispetto delle norme igieniche ;
4
- Controllo, a campione, mediante tamponi, delle condizioni di pulizia di
utensili, attrezzature e superfici piane di lavoro.
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PRINCIPALI
LIMITI DI
TEMPERATURE CONSIGLIATI
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1)
Refrigerazione :
a) carni varie e pesce
0/+4 °C
b) latticini e salumi
freschi
+ 4 °C
c) surgelati e
congelati
- 18 °C
d) uova
+6/+10 °C
2)
Cottura 75
°C al cuore dell'alimento
(misura mediante termometro a sonda)
3)
Conservazione
a) a caldo (max per 3 ore) di cibi cotti
> + 65 °C
b) a freddo di cibi cotti da
consumare freddi
< +10 °C
(raffreddare
rapidamente mediante abbattitore di temperatura, consumo entro 24 h)
Principali
batteri trasmessi con gli alimenti
Agente
eziologico - Alimenti più frequenti in causa
Bacillus
cereus
Riso
fritto, amido , cereali, creme di latte e di uova, prodotti di pasticceria,
minestre di legumi, salse varie
Staphylococcus
aureus
(Enterotossine)
Preparazioni
carnee varie, prosciutto cotto, sughi di carne, preparazioni a base d’uova,
latte, creme e prodotti
di
pasticceria, insalate di pesce, cibi ad alto contenuto proteico
Clostridium
perfringens
Preparazioni
carnee varie o di pollame lasciate dopo cottura a temp. ambiente, pasticci di
carne, polpettoni,
ripieni
di carne
Listeria
monocytogenes
Latte,
formaggi freschi, carni, pollame, pesce e derivati, frutti e vegetali crudi
Clostridium
botulinum
(Neurotossina
botulinica A, B, E, F)
Conserve
artigianali o domestiche non correttamente acidificate, preparazioni sottovuoto,
salsicce,
pesce
essiccato o marinato o fermentato
Salmonella
spp
Carni
e prodotti carnei, uova e derivati, prodotti di gelateria e di pasticceria,
pesce, latte in polvere,
prodotti
essiccati
Escherichia
coli
(ET-enterotossinogeni;
EI
– enteroinvasivi EH - enteroemorragici)
Latte
e derivati, carni crude e poco cotte, pesce, uova, verdure
Campylobacter
jejuni
Pollame,
latte, acqua
Vibrio
spp
Acqua
e prodotti ittici
Brucella
spp
Latte
e latticini
Yersinia
enterocolitica
Acqua,
latte, carni
Altri
organismi implicati in malattie veicolate da alimenti
Agente
eziologico
Alimenti
più frequenti in causa
Muffe
micotossinogene
(Aspergillus,
Fusarium, Penicillium, Byssochlamys, ecc)
Arachidi,
cereali, noci
Virus
(Adenovirus,
Coxackie, ECHO, Rotavirus, Norwalk, Epatite A, ecc.)
Acqua,
prodotti ittici, alimenti crudi
Protozoi
(Giardia
intestinalis, Toxoplasma gondii, Entamoeba histolitica, Sarcocystis, ecc)
Acqua,
carni e vegetali crudi e poco cotti, insaccati
Elminti
(Cysticercus
cellulosae, Tenia saginata, Tenia solium, Trichinella spiralis, Echinococcus,
ecc.)
Carne bovina, suina, frutta, verdura.