
Formaggio
Cibo
dalla consistenza solida o semisolida, prodotto separando la componente solida
del latte, la cagliata, dalla sua parte liquida, il siero. Più siero viene
asportato, più il formaggio ottenuto risulta duro. Il formaggio è stato
prodotto fin dai tempi preistorici con il latte di vari mammiferi, fra i quali i
cammelli e le renne. Ai nostri giorni, tuttavia, la maggior parte dei formaggi
è a base di latte di mucca, sebbene negli ultimi anni si sia verificato un
notevole incremento nel consumo di formaggi di latte di pecora e capra. Il
formaggio è un importante elemento nella dieta di quasi tutte le popolazioni,
in quanto è nutriente, naturale ed è possibile produrlo in quasi tutti gli
ambienti, dal deserto alla regione artica; si tratta inoltre di un modo per
conservare il latte per i periodi in cui questo non è disponibile.
FORMAGGI
Tecnica di produzione
Prima
fase: la coagulazione
La
prima fase della produzione del formaggio consiste nel lasciare il latte in un
luogo tiepido, dove lo zucchero in esso contenuto (il lattosio) tende ad
acidificarsi, provocando la separazione della componente solida del latte (una
proteina chiamata caseina) dal siero. Il processo di acidificazione è dovuto
alla presenza nel latte di alcuni ceppi batterici. Lo spesso precipitato così
prodotto, la cagliata, è una sorta di pasta semisolida che può essere raccolta
tramite un fitto canovaccio e consumata immediatamente. Questo è senza alcun
dubbio il primo e il più semplice metodo utilizzato per ottenere il formaggio
ed è ancora oggi usato per produrre la ricotta e altri formaggi freschi. Nel
caso di latte pastorizzato, in cui tutti i batteri, inclusi quelli necessari per
il processo di acidificazione, sono stati eliminati tramite trattamento termico,
si deve aggiungere un innesto, ovvero delle colture selezionate di microrganismi
analoghe a quelle che si usano per produrre lo yogurt.
Seconda
fase: la sgocciolatura e la salatura
La
fase seguente consiste nel rimuovere il siero perché la cagliata non diventi
troppo acida e per controllare la percentuale di entrambi gli ingredienti
durante la maturazione del formaggio. Se si vuole ottenere un formaggio più
duro, la cagliata viene rotta, per permettere una maggiore fuoriuscita del
siero. Normalmente è a questo punto che si aggiunge il sale: anch'esso,
infatti, aiuta a rallentare la produzione di acido lattico, esalta il sapore,
contribuisce a conservare il formaggio e ne facilita la stagionatura.
Terza
fase: distribuzione della cagliata in forme
La
cagliata ancora fresca viene poi messa in forme o fascere per conferire al
formaggio il suo caratteristico aspetto. Se si vuole ottenere un formaggio più
duro, la cagliata viene compressa, per alcune ore per formaggi a pasta molle, o
per alcune settimane per i formaggi a pasta molto dura. I formaggi pressati,
dopo essere stati tolti dalle forme, vengono cosparsi di sale oppure immersi in
salamoia. Il formaggio ancora immaturo è pronto per passare alla fase seguente.
Quarta fase: conservazione o stagionatura
Il formaggio viene poi portato per periodi di tempo variabili in speciali stanze o cantine dove la temperatura e l'umidità vengono tenute sotto attento controllo. In generale, più lunga è la stagionatura, più il sapore del prodotto finale sarà ricco e complesso. Mentre il formaggio stagiona, la cagliata fermenta, trasformando gli zuccheri rimasti in anidride carbonica e acido lattico, i grassi in acidi grassi e le proteine in amminoacidi. In alcuni casi, all'interno del formaggio si creano gas, che non hanno modo di uscire dalla forma; questo fenomeno produce buchi, detti anche "occhi", che sono tipici di alcuni formaggi come, ad esempio, l'Emmenthal. Indipendentemente dal metodo di produzione, la cagliata contiene, oltre alle proteine, la maggior parte dei principi nutritivi del latte, compresi i grassi, i sali minerali, gli zuccheri e le vitamine. Il formaggio di latte di pecora o capra è più ricco in proteine di quello di latte vaccino; inoltre è più digeribile e adatto a persone che soffrono di intolleranza al lattosio.
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TECNOLOGIA DELLA CASEIFICAZIONE |
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| La maggior parte delle uova in commercio proviene da allevamenti intensivi specializzati, dove la gallina è mantenuta per tutto il ciclo produttivo in apposite gabbie, in cui si nutre e produce; questo permette una completa meccanizzazione, con risparmi in manodopera e riduzione delle superfici destinate alla produzione. Le uova possono però essere ottenute con sistemi di allevamento meno "industrializzati", di cui può essere fatta menzione sulla etichetta delle confezioni o addirittura sull'uovo. Le tipologie di allevamento individuate dalla norma e quindi utilizzabili nell'etichettatura sono in funzione dello spazio disponibile per l'animale e delle caratteristiche delle superfici ad esso destinate. |

Classificazione
dei formaggi
La
gamma dei formaggi conosciuti, specialmente in Italia, è molto vasta. Molti di
essi sono tipici e hanno una denominazione d'origine, che valorizza le
caratteristiche proprie di una varietà, del suo luogo di fabbricazione e della
qualità degli ingredienti. I formaggi vengono classificati in base a diversi
parametri: a seconda del tipo di latte utilizzato (vacca, capra, pecora,
bufala), del tempo trascorso prima del consumo (freschi, molli, semiduri, duri),
del tipo di pasta (cruda, semicotta, cotta) o di crosta (assente, erborinata o
fiorita).
Formaggi
fusi
Uno
degli sviluppi più moderni nella produzione casearia è la nascita dei formaggi
fusi, ottenuti a partire da uno o più formaggi naturali con l'aggiunta di
emulsionanti, acqua, panna e addizionati con prodotti diversi, quali prosciutto,
frutta fresca o secca e varie spezie. Questi formaggi si conservano più a lungo
di quelli naturali e hanno, teoricamente, il medesimo valore nutritivo:
tuttavia, l'inconfondibile sapore del formaggio tipico viene irrimediabilmente
perso.
Formaggi
freschi
Sono
quelli che non richiedono stagionatura e che si ottengono con una lavorazione
essenziale, ridotta alle sue prime fasi. Durano da pochi giorni a poche
settimane e possono essere, fin dall'inizio, di consistenza solo cremosa (come
certi caprini) o più densa (formaggi molli come robiola e stracchino).
Contenuto
di grassi
Vi
sono due fattori principali che influiscono sul contenuto di grassi in un
formaggio. Anzitutto, più panna viene rimossa dal latte prima che si inizi la
lavorazione, più bassa sarà la percentuale di grassi nel formaggio finito. Vi
è poi il contenuto di siero, ovvero di umidità. Più il formaggio è duro,
meno siero contiene, più è grasso.
Acquisto
e conservazione
Il
modo migliore per conservare un formaggio consiste nell'avvolgerlo in carta
oleata e tenerlo in frigorifero, chiuso in un contenitore di plastica per
evitare che assorba odori dagli altri cibi e per impedire che si asciughi
eccessivamente. La carta oleata permette al formaggio di respirare, mentre il
film plastico o la carta metallizzata tendono a farlo trasudare e possono
facilitare lo sviluppo di muffe. È meglio conservare i formaggi di capra e
quelli erborinati in contenitori diversi per prevenire la reciproca
contaminazione di odori e muffe. La maggior parte dei formaggi freschi deve
essere acquistata e consumata prima della data di scadenza segnalata sulla
confezione, mentre i formaggi duri, che sono già stagionati e hanno maggiore
durata, possono essere consumati giorni o anche settimane dopo l'acquisto, purché
ben confezionati.
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CLASSIFICAZIONE DEI FORMAGGI |
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