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Alimentazione e prevenzione: quali limitazioni per la mamma?  

Alla luce di recenti acquisizioni scientifiche va consolidandosi il concetto secondo il quale abitudini alimentari in fasi precoci della vita svolgono un ruolo decisivo nello sviluppo di patologie cronico-degenerative, nonché nella loro prevenzione in età adulta. A tal proposito l'attenzione della comunità scientifica è parizzata sul regime dietetico nelle prime epoche di vita dell'individuo, compresa la fase intrauterina durante la quale si verificano processi maturativi decisivi a carico di alcuni organi o sistemi. Questa ed altre osservazioni hanno assimilato il concetto di alimentazione materna (sia durante la gravidanza che durante l'allattamento) alla qualità dello sviluppo neuropsichico e cognitivo nonchè al determinismo della costituzione biologica dell’individuo adulto. "Man ist was Man ißt" ("l'uomo è ciò che mangia") recitava il vecchio aforisma di Feuerbach, oggi meritatamente rispolverato e riproposto con il termine anglosassone più stringato ma meno efficace di "programming" (Lucas). Questi, impostando studi prospettici a lungo termine e raccogliendo esperienze retrospettive di Barker (8-9), formulava l'ipotesi secondo la quale determinati stimoli e abitudini alimentari, in particolari periodi cosiddetti critici dell'organismo, andrebbero ad influenzare il suo destino biologico. In parole povere il regime dietetico del piccolo condizionerà il destino biologico dell'adulto. In questa ottica il bambino allattato al seno ha una marcia in più rispetto al bambino allattato con latti formulati o, peggio, con latte vaccino. Oggi, l’analisi dell’evoluzione demografica, suggerisce che le malattie cronico-degenerative dei paesi ad alto sviluppo tecnologico, le cosiddette malattie del benessere, nascono da lontano: dal tipo di latte ricevuto, dalle carenze o dagli eccessi alimentari. In accordo con quanto esposto è derivata per la scienza della nutrizione una collocazione culturale più dignitosa rispetto al passato in cui era considerata la Cenerentola tra le altre discipline accademiche, nonchè un compito più responsabile nel garantire, attraverso la sua applicazione, non solo un accrescimento adeguato, ma soprattutto un valido aiuto nella prevenzione di patologie severe (hard end points) e meno severe (soft end points) in grado, in ogni caso, di condizionare sensibilmente la qualità della vita. Sarà quindi necessario esorcizzare pregiudizi, sgombrando dalla "cultura popolare" luoghi comuni ereditati da consigli inflitti da nonne e zie alle neo-mamme e purtroppo consolidatisi di generazione in generazione. Miti come "il pesce ricco di fosforo e quindi prezioso per la memoria" o "spinaci prodighi di ferro, panacea universale per ogni tipo di anemia", contrabbandati come indiscusse realtà scientifiche, devono oggi essere rivisitati, corretti e riproposti in un nuovo programma sociale di divulgazione scientifica. Andrà spiegato, ad esempio, che gli spinaci, fonte di vitamina C più consistente degli agrumi, devono il successo a motivazioni storiche da ricondursi in parte a sollecitazioni di mercato: anni fa, infatti, fu organizzata una campagna pubblicitaria negli States finalizzata a promuoverne ed incrementarne il consumo. Nacque Popeye (il nostro Braccio di Ferro) che in tutti questi anni riusciva a riscattare le angherie subite dal suo rivale aprendo una scatoletta dei suoi spinaci. Forza della suggestione! L’analisi quantitativa ha dimostrato che 100 gr di spinaci contengono 3 mg di ferro mentre 100 gr di pane ne contengono 1 mg. Purtroppo il nostro eroe non ha mai confessato ad Olivia che, per un complesso meccanismo di cessione (quota biodisponibile), la percentuale di assorbimento di ferro da parte del nostro organismo risulta maggiore per il panino (5%) rispetto agli spinaci (1%). In conclusione sarà assorbito più ferro dalla umile pagnotta. Non dimenticando, inoltre, che nella prima epoca di vita va tassativamente evitato l'uso di spinaci (e di bietole) per il loro pericoloso elevato contenuto in nitrati che divenuti nitriti, causano trasformazione di emoglobina in metaemoglobina.

Ma questo Popeye non poteva saperlo!

Il primo passo per una corretta alimentazione e per la prevenzione di molte malattie si realizza attraverso l’alimento più antico e naturale nella storia dell'uomo: il LATTE MATERNO. Il latte è un alimento specie-specifico. Più che un alimento, viene oggi considerato, a ragione, un "sistema biologico" per la presenza non solo di principi nutritivi ma soprattutto per le componenti non nutritive (fattori biologicamente attivi) come oligosaccaridi, nucleotidi, fattore bifidogeno, anticorpi, ect. L'Organizzazione Mondiale della Sanità considera l'allattamento al seno come parte integrante del processo di riproduzione. Va altresì sottolineato che il latte materno non solo garantisce al neonato una alimentazione adeguata alle sue specifiche esigenze di crescita e sviluppo armonico, ma favorisce e consolida il magico e ancestrale rapporto madre-bambino fin dall'esordio della sua vita. Il nostro compito è quello di promuovere un'educazione sanitaria atta a sensibilizzare le future e le neo-mamme perché venga incentivato e favorito l'allattamento al seno. L'articolo 2 della Legge n° 833 fa riferimento ad una "coscienza sanitaria" finalizzata a consentire e favorire il benessere psichico e fisico dell'individuo. Affinché l'allattamento possa produrre gli effetti desiderati è bene che la nutrice non assuma particolari alimenti e ne riduca il consumo di altri. Alcuni cibi sono da evitare solo perché con il loro sapore altererebbero la palatabilità del latte, allontanando il bambino dal seno. Altri, più subdoli, indurrebbero per la loro azione nociva alterazioni del metabolismo lipidico non evidenti clinicamente. Altri ancora appartengono alla vasta famiglia di alimenti ad elevato contenuto e/o liberatori di sostanze farmacologicamente vasoattive (istamina, tiramina, serotonina) il cui consumo andrebbe ridotto in quanto responsabili di un quadro clinico similallergico. In ultima analisi, andranno quindi evitate inutili preclusioni di alcuni alimenti e pericolose liberalizzazioni di altri. Particolari limitazioni alimentari e una seria profilassi saranno adottati per la mamma atopica affinchè non si predisponga il piccolo allattato al seno a sviluppare malattie allergiche.

Precauzioni per la mamma allergica  

Spesso viene chiesto al pediatra se l'alimentazione della donna in gravidanza o durante l'allattamento sia importante ai fini di prevenire lo sviluppo delle malattie allergiche nel bambino. Alla luce di quanto oggi in letteratura la sensibilizzazione intrauterina è un evento decisamente raro, (meno dello 0,1% delle gravide) per cui dopo aver raccomandato un regime dietetico controllato in gravidanza (sia quantitativamente sia qualitativamente), non appare razionale imporre una dieta di eliminazione alla futura mamma. Il discorso cambia quando si considera la nutrice e la sua anamnesi. Va infatti ricordato che se la mamma o il papà (finalmente entra in gioco anche lui!) soffrono di una malattia atopica il rischio di sviluppare allergie nel bambino è di circa il 37 %. Rischio che sale al 62 % se entrambi i genitori risultano atopici. Va infatti enfatizzato che durante l'allattamento (a differenza della gravidanza) in una mamma ATOPICA la sensibilizzazione ad allergeni alimentari è possibile. Va pertanto presa in seria considerazione la possibilità di escludere dalla dieta gli allergeni più comuni quali latte vaccino e derivati, uova, pesce e noccioline.

Questo sacrificio andrà imposto solo quando vi siano reali giustificazioni cliniche e anamnestiche. Inoltre, recenti studi, hanno rivelato una minore frequenza di malattie allergiche nei primi anni di vita se alla ridotta esposizione materna e infantile ad allergeni alimentari si associa una bonifica ambientale (ridotta esposizione al fumo di sigaretta e alle polveri di casa). In una mamma atopica l’esclusivo allattamento al seno associato a limitazioni dietetiche (latte, uovo, pesce, nocciole) e a bonifica ambientale (fumo e acari) riduce significativamente il rischio di sviluppare allergia nel piccolo durante il suo primo anno di vita.

Alimenti proibiti

I cavoli oltre a contenere sostanze in grado di influenzare la produzione di ormoni tiroidei, conferiscono al latte un sapore sgradevole. Lo stesso discorso vale per aglio e cipolla consumati crudi e per gli asparagi (in grado di cedere il loro caratteristico gusto amaro per la presenza di metilmercaptano che conferisce tra l’altro odore sgradevole alle orine dei consumatori). L'acido erucico, di cui sono ricche le rape, è in grado di inibire l'elongasi, enzima indispensabile nel processo di sintesi di acidi grassi poliinsaturi a catena molto lunga (LC PUFA) essenziali per la costruzione del tessuto nervoso nobile e della retina del piccolo. Tra l'altro le rape sono responsabili di coliche dovute all’aumentata peristalsi. Un discorso a parte va affrontato quando si considerino patate e pomodori, appartenenti entrambi alla famiglia delle Solanaceae. Il pomodoro, protagonista insostituibile nella dieta mediterranea, rappresenta il vegetale che più spesso fa insorgere orticaria, in quanto alimento istamino-liberatore. Per tale motivo andrebbe inquadrato tra gli alimenti da assumere in quantità limitata. Tra gli alimenti proibiti troviamo, invece, il pomodoro acerbo, preferito nelle nostre insalate, in quanto ricco di licopersicina (dal nome scientifico del pomodoro Lycopersicon Lycopersicum, sostanza tossica che si denatura naturalmente con il processo di maturazione e in grado di provocare grave sintomatologia gastrointestinale. La patata, tubero di indiscusso valore nutrizionale, non va consumata inverdita in quanto contiene la solanina (dal nome scientifico della patata Solanum Tuberosum responsabile di intossicazioni con vomito, gastroenterite, cefalea sino a depressione respiratoria. Le mandorle amare sono di sovente utilizzate da industrie dolciarie per la produzione di amaretti. Esse contengono un potente veleno assimilabile al curaro: la cosiddetta amigdalina (dal nome scientifico della mandorla: Amigdala. Si è calcolato che la quantità di amigdalina contenuta in 80 noccioli di albicocche è letale per un adulto! La selvaggina sarà esclusa dalla dieta della nutrice per diversi motivi, non da ultimo quello della impossibilità di conoscere lo stato di salute e le abitudini alimentari dell'animale. A questo proposito va ricordato che le interiora dei volatili oltre a contenere significative quantità di quelle sostanze vasoattive precedentemente menzionate (istamina, ecc.), in particolari periodi dell'anno diventano pericolosi serbatoi di cicuta: questo vegetale, tristemente famoso nella storia per essere stato somministrato a Socrate condannato a morte, contiene un principio velenoso. La pianta della cicuta cresce nei boschi sotto forma di prezzemolo selvatico e di essa si nutrono allodole e talvolta quaglie nel periodo gennaio-febbraio. Questi poveri uccellini, a differenza del grande filosofo, non sono danneggiati dal veleno (è innocuo per il loro organismo) bensì dai pallini dei cacciatori. L'uso di nitriti e nitrati nelle carni conservate e negli insaccati è finalizzato alla conservazione degli stessi e alla fissazione del loro colore. Un elevato contenuto di nitrati si riscontra anche negli spinaci e nelle bietole. La trasformazione dei nitrati in nitriti ha luogo con un pH gastrico elevato e grazie all'azione della flora batterica. Nelle prime epoche di vita i nitriti sono in grado di trasformare l'emoglobina in metaemoglobina, causando, oltre certi valori, cianosi e difficoltà respiratoria dovuta ad un disturbo nel trasporto e nella cessione di ossigeno ai tessuti. Del resto nei cibi ricchi di nitriti la presenza di amine prodotte da batteri può portare alla formazione di nitrosamina, le cui potenzialità cancerogene sono da tempo ben documentate. Fortunatamente la vitamina C contenuta in larga misura negli agrumi e negli stessi spinaci è in grado di contrastare l'azione dei nitriti: a dimostrare, ancora una volta, che la natura possiede veleni e antidoti in equilibrio. L'uomo può alimentarsi in modo univoco utilizzando solo gli uni o gli altri! Crostacei, molluschi e mitili sono tra i prodotti ittici più allergizzanti e di difficile digeribilità.

Alimenti da assumere in quantità ridotta

A dispetto di una infondata quanto tenace credenza popolare che riconosce alla birra miracolose proprietà galattogoghe, gli alcolici quali vino e birra possono esser concessi solo se limitati ad un bicchiere al giorno, mentre i superalcolici devono essere proibiti dal momento che un tasso ematico elevato di alcool può indurre nel lattante sedazione del sistema nervoso, vomito, diarrea e ipoglicemia. Con dosi pari a 1 g / kg / die di alcool si inibisce la montata lattea  e si riduce la produzione giornaliera di latte. Tra gli alimenti consentiti in quantità ridotte ricordiamo bevande quali caffè, the e cola in quanto contengono caffeina (l'1% della caffeina assunta dalla nutrice passa nel latte!). Vegetali, frutta, formaggi, pesci indicati nella tabella vanno assunti con la raccomandazione alla moderazione in quanto ricchi di additivi e delle più volte ricordate sostanze farmacologicamente attive con effetti clinici da sommazione. Va ricordato che molti vegetali, per l’elevato tasso di lectine, inducono una sintomatologia gastrointestinale, spesso interpretata come intolleranza o allergia alimentare. Quando fu importata la cioccolata nel vecchio continente, questa veniva consumata solo dagli uomini poiché sin da allora le furono riconosciute imprecisate quanto fantastiche proprietà eccitatorie e afrodisiache. Recentissime ricerche hanno evidenziato una stretta similitudine nella struttura chimica tra il principio attivo del cacao, la teobromina (dal greco: cibo degli dei), e quelli contenuti nella cannabis. Sta di certo il fatto che, dopo ingestione di notevoli quantità di cioccolata, la presenza di teobromina nel latte materno dà luogo ad effetti tossici a carico del sistema nervoso del lattante. Se la madre assume più di 450 g / die di cioccolata, si registrano nel neonato irritabilità, sonno agitato e rallentato transito intestinale. La frutta secca va limitata per il rischio di micotossicosi. Infatti, anche se gran parte dei vegetali sono potenzialmente contaminabili, prodotti quali arachidi e semi vari risultano particolarmente vulnerabili per la natura o le particolari condizioni di habitat. L'ocratossina (OA) è una tossina prodotta da funghi filamentosi che contamina derrate alimentari tra le quali spiccano frutta secca ed essiccata, carne di maiale e derivati, semi oleaginosi, cereali, legumi secchi, etc. L'effetto tossico di questa micotossina è a carico del rene, sebbene recenti dati tossicologici orientino l'allarme dei nutrizionisti verso l'elevato effetto teratogeno. La frutta secca va limitata anche per l’elevato contenuto di sostanze vasoattive in grado di simulare un quadro allergico. E, "dulcis in fundo", processiamo infine i dolci, incriminati per la presenza di acidi grassi "trans" e acidi grassi saturi pericolosi. Infatti, gli acidi grassi trans meritano una menzione particolare sulla cui subdola invasione nel nostro quotidiano (purtroppo americanizzato anche nel regime dietetico) è puntata l'attenzione dei nutrizionisti. La maggior parte degli ac. grassi trans deriva da margarine di oli di semi di soia, girasole, mais. Questi oli vegetali sono idrogenati cataliticamente con calore a bassa pressione e convertiti in grassi solidi. Il procedimento industriale di idrogenazione parziale degli acidi grassi insaturi, finalizzato ad evitare l'ossidazione dei grassi e a garantire la conservazione, ne modifica però la struttura molecolare. I trans (il termine si riferisce alla configurazione spaziale diversa dalla normale "cis") non sono presenti in natura. Purtroppo nei prodotti commerciali la quantità dei trans può variare dal 5% al 75% dei grassi totali. Fortunatamente non tutte le margarine contengono quantità eccessive di trans. Quelle ottenute con metodo nuovo (della interesterificazione) contengono una quota di acidi grassi insaturi intermedia tra i grassi animali e gli oli di semi. Tra queste ricordiamo quelle semisolide, o quelle di olio di girasole non idrogenato. Attenzione, quindi, perché in tutti questi prodotti è indicata nella composizione, semplicemente, la presenza di oli vegetali. Spetta ora a noi interpretarli e scovarli perché, purtroppo, nel nostro paese non vi è ancora l'obbligo di indicare sulle etichette la percentuale di acidi grassi trans, come avviene negli States e nei Paesi Bassi. Ma perché sono nocivi?E che pericolo rappresentano per il piccolo? Una volta considerati innocui, oggi i trans sono nell'occhio del ciclone perché in grado di influire sul metabolismo lipoproteico aumentando il colesterolo LDL e diminuendo quello HDL. Infatti metabolicamente si comportano come acidi grassi saturi. Non solo! Per inibizione competitiva bloccano gli enzimi capaci di trasformare gli acidi grassi essenziali (ac. linoleico e a-linolenico) nei loro derivati più importanti, particolarmente utili al lattante nel 1° trimestre di vita per le sue funzioni cerebrali e visive. A differenza di alcuni anni fa, in cui si riteneva la placenta una valida barriera al passaggio di trans, oggi si sa che la loro concentrazione nel feto, come nel latte materno, dipende dalla composizione della dieta materna. Appare quindi prudente evitare alimenti ricchi di trans durante la gravidanza, l'allattamento e l'infanzia per il loro effetto dannoso sul feto, il lattante e il bambino. I trans si ritrovano in cibi fritti del commercio, creme dolci spalmabili (alcune famosissime!), dolci di pasticceria e merendine. Ma purtroppo le insidie dei dolci non finiscono qui... Va ricordato, infatti , che il nostro Paese è tra i più grandi importatori di olio di palma, olio di cocco e olio di palmisti, ricchi di particolari acidi grassi saturi (ac. laurico, ac. miristico e ac. palmitico ) ad azione ipercolesterolemizzante e trombogena, nonostante la loro natura vegetale. Che fine fanno questi olii? Semplice: sono utilizzati dalla industria dolciaria per la preparazione di merendine, biscotti, panettoni e dalle pasticcerie artigianali per la realizzazione di sogni per golosi. E pensare che molto spesso la scritta "olii vegetali" ci aveva tranquillizzati...