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Agricoltura bio - tecnologica

L'argomento è molto vario e presenta alcuni aspetti tuttora sconosciuti. L'unica certezza è che ci sono notevoli interessi economici in gioco; ma ci sono anche risvolti sanitari, etico-morali e scientifici. Per questo abbiamo deciso di dividere il testo in tre parti: una economica, una tecnico-scientifica e, infine, una che tratta le implicazioni nel sociale. 

L'aspetto economico
Negli Stati Uniti è stato previsto per l'anno 1997 un aumento di quasi il 30% delle rese dei raccolti di grano e semi oleosi; il 40% di tale produzione è esportato in Europa e utilizzato come uno dei principali ingredienti nella stragrande maggioranza dei generi alimentari. Questo boom nelle produzioni è dovuto ad una manipolazione genetica dei semi, che consente loro di resistere a "pesanti" trattamenti del terreno con pesticidi e diserbanti. L'introduzione di questa super-varietà ha scatenato polemiche tra le industrie di ingegneria genetica e coltivatori da un lato e associazioni di consumatori e commercianti dall'altro. Queste ultime sono scese in campo all'unisono chiedendo alla commissione di Bruxelles di intervenire contro le produzioni manipolate geneticamente. Gli interessi economici in gioco sono molti alti e fino ad ora l'unica proposta sorta a difesa dei consumatori è quella di indicare nell'etichettatura degli alimenti la presenza di prodotti manipolati geneticamente. In questi ultimi anni l'immissione di prodotti alimentari derivati da organismi geneticamente modificati è in forte aumento. In Europa nel triennio 1993-1995 sono state concesse ben sei autorizzazioni verso i prodotti derivati da organismi modificati. In Italia tra il 1993 e il 1995 sono state esaminate e autorizzate dal Governo 75 operazioni di rilascio deliberato a scopo di ricerca e sviluppo. Sia negli Stati Uniti che nel nostro Paese sono state stabilite delle linee guida che le compagnie devono seguire nella realizzazione delle sperimentazioni e nella presentazione dei risultati alle autorità competenti al fine di ottenere l'autorizzazione. In Italia si richiede un'accurata caratterizzazione dell'organismo modificato e lo studio sull'impatto ambientale. La "creatrice" di alcuni di questi organismi modificati, in particolare semi, è l'americana Monsanto: si tratta di un'impresa specializzata nelle biotecnologie, che prevede di abbandonare entro il 2010 il redditizio settore della chimica per dedicarsi totalmente all'agricoltura biotecnica. La Monsanto ha sviluppato dei particolari semi di grano e di soja modificati geneticamente, i quali sono in grado di resistere ad un diserbante molto potente, il Roundup, utilizzato per distruggere le piante parassita. I super-semi, molto resistenti, quindi, vengono venduti solo insieme al diserbante, prodotto dalla stessa Monsanto, in un pacchetto unico. Si stima che attualmente circa il 15% del fatturato della Monsanto sia dovuto al Roundup, del quale in America vengono spruzzate sui campi fino a 11.800 tonnellate ogni anno. Per recuperare gli investimenti di centinaia di milioni di Dollari, l'industria ha imposto agli agricoltori una quota di 5 Dollari di diritti tecnologici per ogni sacco da 20 Dollari raccolto. Questo colosso industriale ha intrapreso un discorso di carattere puramente economico (vendendo semi e diserbante il guadagno è doppio): è infatti previsto che gli utili della Monsanto cresceranno al ritmo del 25% in quattro anni. Il valore dell'azienda aumenta mediamente del 71% ogni anno, e la Borsa di Wall Street ha reagito positivamente all'introduzione sul mercato dei semi transgenici. 

L'aspetto tecnico-scientifico

Dal novembre 1996 si trova sul mercato europeo l'ultima novità in fatto di biotecnologia applicata all'agricoltura: la SRR (Soja Roundup Ready), manipolata geneticamente dall'americana Monsanto per poter tollerare una dose doppia rispetto al normale dell'erbicida Roundup, a base di glifosato. Si è cercato in questo caso di adattare la pianta alle esigenze dell'industria e del mercato, e non viceversa, trascurando così l'impatto ambientale e sull'alimentazione umana. Per quanto riguarda l'ambiente non c'è garanzia di sopravvivenza per gli habitat naturali e per la biodiversità, per la protezione dei suoli e dell'acqua. La politica commerciale della Monsanto è chiara: ottenere l'esclusiva e il brevetto non solo per la soja, ma per una serie di piante resistenti al Roundup (mais RR, cotine RR, colza RR, Barbabietola da zucchero RR, etc.), visto che tra quattro anni scade l'esclusiva venticinquennale attribuita all'industria per la produzione di glifosato: in tal modo, se non si guadagnerà più sul pesticida ci sarà invece un guadagno assicurato sui semi. Un altro esempio della decisione imprenditoriale della Monsanto è dato dall'azione contro la "Pure Milk and Icecream Company", che aveva etichettato i suoi prodotti come "rBST-free". Monsanto denunciò tale compagnia per il solo fatto che si dichiarasse contraria all'uso dell'ormone per bovini prodotto dalla multinazionale e usato ormai nel 30% degli allevamenti statunitensi. La Monsanto è una multinazionale presente in oltre 100 Paesi in tutti i continenti, Europa compresa, ed è diventata famosa per alcuni suoi prodotti considerati dannosi e pericolosi: 
· ha prodotto il defogliante tossico "Agente Arancio", che in Vietnam sta ancora causando terribili conseguenze; 
· ha prodotto per svariati anni enormi quantità di PCB (PoliCloroBifenili), sostanze cancerogene ora vietate quasi ovunque; 
· l'erbicida Roundup (prodotto a base di glifosato), che ha contribuito alla creazione della supersoja. 
· l'ormone della crescita bovina (rBST: recombining bovine somatotropin, ovvero Somantropina Bovina Ricombinante), commercializzato a partire dal 1994 sotto il nome di Posilac. 
La Monsanto (sotto il marchio Searle) è anche attiva nel ramo farmaceutico ed è prorietaria del marchio NutraSweet. 
La soja transgenica è stata creata per resistere all'erbicida più venduto nel mondo (il Roundup). Così invece di ridurre l'uso dei pesticidi in agricoltura lo si incentiva, creando soluzioni per poterne utilizzare senza limiti. La pianta ottenuta è all'apparenza una comune pianta di soja ma che in realtà è capace di resistere agli effetti dell'erbicida. 
Ma vediamo come è stata manipolata la pianta: sono state aggiunte parti del genoma di un virus (virus del mosaico del cavolfiore), di un batterio (Agrobacterium sp.) e della petunia (Petunia hybrida). Così la soja può resistere all'erbicida, che peraltro assorbe come le piante infestanti e che resta nelle parti destinate al commercio in dosi notevoli. 
I pericoli cui si può andare incontro sono vari e non infondati. Infatti la soja così modificata potrebbe presentare residui dell'erbicida a base di glifosato, e non sono stati evidenziati i possibili effetti allergici. 
La Soja Roundup Ready non è né il primo né l'ultimo esempio di vegetale manipolato geneticamente; ricordiamo infatti il mais resistente ad uno dei suoi peggiori parassiti, ottenuto innestando nelle sementi parte del DNA del parassita stesso. Ma ci sono altre sorprendenti varietà di piante già introdotte o pronte per essere introdotte sui terreni di coltivazione e, conseguentemente, venduti su larga scala. La Calgene ha sviluppato un nuovo tipo di pomodoro, che può essere raccolto maturo e conservato addirittura per settimane, perché non marcisce (o meglio marcisce in tempi notevolmente più lunghi del normale pomodoro cui siamo abituati). Il prodotto è stato approvato dalla Food and Drug Administration (il maggiore organo americano disposto a tutela dei consumatori), ma è stato ugualmente un flop di mercato, a causa dei costi troppo elevati e delle lamentele da parte dei clienti, i quali si lamenterebbero del gusto metallico.  L'ortaggio non è stato comunque testato e in parecchi hanno sollevato un problema etico-morale. Sempre la Calgene sta mettendo a punto il progetto di una varietà di cotone alla quale è stato modificato il gene della colorazione, ottenendo in tal modo un batuffolo già colorato in rosso o in blu. Il vantaggio economico è lampante: si elimina il passaggio della tintura e i tessuti non si stingono mai, nemmeno dopo lavaggi ripetuti o se lasciati al sole anche per lunghi periodi. Tuttavia adesso ci si domanda se il cotone manipolato può dare effetti allergici. 
C'è poi un altro tipo di cotone (il Bollgard, prodotto dalla Monsanto) che avrebbe naturalmente emesso la tossina Bt del batterio Bacillum thuringensis nelle proprie foglie, facendo morire i bruchi. Pure questo tentativo si è rivelato fallimentare, poiché la pianta non produceva abbastanza insetticida naturale e non abbastanza in fretta. Le conseguenze sono state disastrose: in Texas almeno 8.000 ettari di piantagioni sono stati completamente distrutti, fino al 60% delle piante sono state attaccate dai bruchi e i danni ammontano, per il momento, a 1.500 miliardi di Lire. 

L'aspetto sociale

- Cosa stiamo mangiando? 
- Cosa diventeremo? 
Queste sono le domande che ci poniamo di fronte al grave problema della soja transgenetica, che sarà immessa sul mercato europeo dagli Stati Uniti. La mobilitazione dell'opinione pubblica contro la soja non solo apre prospettive inquietanti sul futuro dell'alimentazione mondiale, l'uso degli erbicidi e il possibile inquinamento genetico di interi ecosistemi, ma pone numerosi interrogativi sanitari. Il fatto più importante è che non si possono effettuare test sicuri sul rischio di allergie: l'esperimento si farà, con il tempo, sui consumatori. In Italia tutto tace, anche se in futuro la soja transgenetica potrebbe finire all'interno dell'olio di semi. Gli italiani non se ne interessano e non protestano nella misura degli altri Paesi, in quanto sono in una situazione di pressoché totale assenza di informazione. L'arrivo di questo prodotto agricolo in Europa è stato accolto dalle proteste di Greenpeace, che ha identificato nei consumatori le cavie per la nuova soja destinata all'industria alimentare. In questo momento partecipiamo tutti quanti al più grande esperimento "scientifico" di fine millennio. Ma i precedenti sono diversi e terribili. Per esempio, alcuni anni prima della produzione della soja transgenica si sono avuti casi di malattia e di morte causati da un amminoacido, il triptofano, manipolato geneticamente. Nel 1989 nel New Mexico alcune signore hanno accusato sintomi come dolori muscolari, ulcere, affanno, infezioni. E' risultato dopo gli esami effettuati che questi disagi erano causati da una quantità eccezionale di eosinofili nel sangue. Gli eosinofili sono una varietà particolare di globuli bianchi che hanno il compito di attaccare e distruggere i batteri estranei considerati nemici. Il triptofano manipolato geneticamente è stato catalogato come estraneo agli eosinofili, e come tale distrutto, provocando così un aumento spropositato di globuli bianchi. Il triptofano è ampiamente usato negli Stati Uniti per le sue qualità antidepressive e contro i disturbi del sonno, e viene prescritto senza particolari difficoltà. La Sindrome Mialgica Eosinofila (EMS) ha finora provocato 38 morti e 1580 casi di infezione ufficialmente accertati. La colpa di questa malattia non è da addebitarsi al triptofano in sé e per sé, ma all'amminoacido manipolato geneticamente da una ditta giapponese. Nel caso della soja manipolata la sostanza incriminata è il costituente principale del diserbante Roundup: il glifosato; il glifosato non è una sostanza innocua, in quanto è la terza causa di malattia fra gli agricoltori. Ora bisogna tenere conto del fatto che il glifosato, come del resto l'intero erbicida, viene assorbito dal terreno, e quindi anche dalla pianta, per via radicale. Le tracce di Roundup nella soja non sono trascurabili. I prodotti a base di soja sono diffusissimi e si trovano nei più svariati alimenti: dalle aringhe affumicate ai biscotti. 
Ecco alcuni rischi che presenta l'introduzione di piante geneticamente manipolate: 
· l'aggiunta di un gene estraneo potrebbe far manifestare alle piante caratteristiche imprevedibili e minacciare di estinzione altre specie vegetali; 
· non sono stati eseguiti test allergici sul'uomo, per cui i consumatori faranno da cavie, ed eventuali allergie potranno trasmettersi alle generazioni successive; 
· è praticamente impossibile opporsi all'introduzione della SRR: questo perché i Paesi dell'UE, dietro minaccia di sanzioni USA, sono stati costretti ad abbandonare l'idea di etichettare la soja manipolata; questa potrà trovarsi in 20/30.000 alimenti diversi sotto forma di derivati (lecitina -etichettata anche come E 322 - , grassi vegetali, margarina vegetale, grassi vegetali idrogenati) e in più potrà essere utilizzata come mangime per gli animali. Gli USA rappresentano il maggior produttore mondiale di soja e circa il 60% di questa finisce sui mercati europei. Ora oltre oceano la supersoja è già stata seminata e attualmente non è distinguibile dalla soja comune in quanto non viene contrassegnata in alcun modo.