Problemi di sanità
pubblica in bovini ed ovi-caprini in presenza di malattie infettive e diffusive
trasmissibili all'uomo
Tubercolosi - Brucellosi - Salmonellosi - Carbonchio ematico -
Febbre Q.
Agente Eziologico:
Micobacterium Bovis.
Aspetti Zoonosici ed
Epidemiologici
Il termine
tubercolosi bovina è utilizzato prevalentemente per indicare la tubercolosi
causata da ceppi bovini, indipendentemente dall'ospite. Infatti sono recettivi
oltre al bovino, bisonte, bufalo, equini, suini, ovini e caprini, cervo,
antilope, elefante, gatto, cane, uomo incluso. Ai fini della trasmissibilità
all'uomo, il bovino è l'ospite più pericoloso. Già all'epoca della scoperta del
bacillo ad opera di Robert Koch (1882) in Europa si stimavano affetti da tubercolosi
il 20-40% dei bovini. Già a quell'epoca era stato osservato un rapporto di
causa-effetto tra il consumo di latte di bovini ammalati e la comparsa
nell'uomo di adenite cervicale tubercolare.
L'obbligo d'informazione interdisciplinare
Lo scambio d'informazione
tra servizi medici e veterinari riguardo ai casi di tubercolosi è espressamente
prevista dall'art. 5 del regolamento di polizia veterinaria; il responsabile
del servizio di igiene pubblica della U.S.L. deve infatti dare immediata
notizia di zoonosi al responsabile del servizio veterinario e viceversa.
Inoltre l'art. 650 del codice penale rafforza le prescrizioni rivolte agli
operatori sanitari circa la necessità di una costante vigilanza e della
denuncia delle malattie infettive degli animali, azioni che costituiscono un
momento essenziale di quell'opera di prevenzione il cui mancato esercizio deve
essere punito in sede penale.
Nuovi casi di tubercolosi in Europa per 100.000
abitanti
L'Italia rappresenta
in Europa l'unica nazione in cui dal 1973 ad oggi è stato registrato un
incremento dell'incidenza di casi di tubercolosi polmonare ed extrapolmonare.
In Italia nel 1978 la morbosità prevalente era di 45,6 casi ogni 100.000
abitanti e nel 1979 di 1.512 casi.
Casi di turbecolosi umana causati dal M. Bovis
(da Romboli e coll, 1985)
Stima dei casi di
malattia e morte nell'uomo che possono verificarsi in associazione alla
turbercolosi nel bovino
(modificata da T.
Roberts, 1986)
Da 4 a 10 infezioni
umane ogni 10 bovini infetti
Principali fonti di rischio
POTENZIALI VIE DI INGRESSO DEL MICROBATTERIO
BOVINO NELLORGANISMO UMANO (Roberts, 1985)
1) CONTATTO DIRETTO
CON ANIMALI VIVI
- morso di animali;
- contatto con
microrganismi che si trovano sulla superficie corporea degli animali
infetti (cute, pelo,
coda).
2) CONTATTO INDIRETTO
CON ANIMALI VIVI
- contaminazione per
aerosol del ricovero (in rapporto anche al sistema di ventilazione);
- contaminazione
delle superfici esposte (pareti, pavimento, porte, attrezzi, etc);
- deiezioni animali;
- insetti ematofagi
(mosche o pulci) che pungono prima animali infetti e poi uomini.
3) CONTAMINAZIONE
DIRETTA CON LE CARCASSE DI ANIMALI INFETTI
- penetrazione
attraverso la cute, per le persone che maneggiano la carne;
- ingresso del germe
attraverso tagli e lesioni sulle mani di lavoratori di mattatoi
e di stabilimenti di
lavorazione carne;
4) CONTAMINAZIONE
INDIRETTA DALLE CARCASSE
- contaminazione per
aerosol, quando porzioni di carne infetta sono tagliate e sbattute sui banchi,
con rilascio di patogeni;
- contatto con
coltelli, strofinacci, lavandini, scarichi, dove i patogeni si sono depositati;
5) CONTAMINAZIONE DI
ALTRI PRODOTTI ALIMENTARI
- carcasse infette
contaminano quelle indenne nei macelli;
- prodotti a base di
carne negli stabilimenti di lavorazione;
- altri cibi cotti o
crudi in cucine o case private o stabilimenti alimentari;
6) CONSUMO DI CARNE E
PRODOTTI CARNEI
Dal 1988 la curva 6
ritornata a salire e, attualmente, ogni anno si segnalano ufficialmente 3500 nuovi
casi di tubercolosi polmonare e 500 casi della forma extra polmonare (Salenaso
e Coll. 1988 - Eur J.Epidemiology 4-343-1988). Ha suscitato un certo allarme la
contaminazione che i soggetti siero positivi per AIDS possano contrarre con
facilità e quindi diffondere la tubercolosi. Non va sottovalutato il rischio
potenziale collegato al recente afflusso di extracomunitari (Corriere medico
del 18-3-1986).
La trasmissione della
tubercolosi dal bovino all'uomo e il contagio interumano
La trasmissione del M.bovis
all'uomo può avvenire per via respiratoria e per via cutanea.
Caratteri della malattia
Le vie d'infezione
più importanti sono quelle respiratoria e alimentare, ma il contagio può
verificarsi anche per via cutanea o genitale. La trasmissione per inalazione è
la più frequente, fatto che si riflette nella predominanza delle localizzazioni
polmonari. La trasmissione per via alimentare è subordinata alla presenza di
cariche infettanti più elevate.
L'escrezione dei
microbatteri avviene di solito con l'espettorato, più raramente con le feci
contaminate per ingestione di secrezioni polmonari o per la concomitante
presenza di lesioni all'apparato digerente.
Le localizzazioni
polmonari comportano nel bovino tosse dapprima secca, in seguito produttiva con
fuoriuscita di essudato muco purulento. L'evoluzione della malattia dipende
dall'età degli animali, dalle caratteristiche dell'ambiente di allevamento,
dalla virulenza del microbatterio, dalla dose infettante e dallo stato
immunitario degli animali.
Periodo d'infezione primaria
a) complesso primario
b) generalizzazione
precoce
c) generalizzazione
protratta
Periodo della reinfezione
a) tubercolosi
organica cronica
b) collasso della
resistenza
Negli stadi iniziali
(generalizzazione precoce) le lesioni si osservano nei linfonodi bronchiali,
mediastinici, sottomascellari e retrofaringei.
Nei casi cronici è
presente una broncopolmonite caseosa acinosa, spesso lesioni in sede pleurica.
Per quanto riguarda
la mammella, M. bovis può essere presente nel latte anche in assenza di
riscontri anatomo-clinici. Nell'evoluzione della malattia tuttavia è presente
una mastite caseosa, nodulare nodosa e lobulare infiltrante.
Le lesioni di vecchia
data sono caratterizzate da fenomeni di calcificazione, tendenza all'incapsulamento
con conseguente scomparsa del microbatterio.Le pecore e le capre, in passato
considerate refrattarie, in circostanze con esposizione a forti cariche di
batteri possono contrarre la malattia. Prevalgono le localizzazioni polmonari,
dimagrimento, tosse, dispnea, scolo nasale, muco purulento e localizzazione
anche mammaria.
La diagnosi mediante la prova tubercolinica
La prima tubercolina
era costituita da colture di micobatteri diluite in soluzione fisiologica.
Oggi si dispone di
tubercoline ottenute su terreni sintetici, le quali, purificate, risultano
maggiormente specifiche.
È nota con il nome di
PPD (purified protein derivate). Per la produzione si utilizzano il ceppo di
micobatterio bovino AW5 ed il ceppo aviare D4ER.
Le modalità di produzione
e distribuzione sono regolamentati in sede comunitaria e le direttive sono
state recepite in Italia con il D.M. 26-6-1981.
Criteri di valutazione della prova
tubercolinica
Reazione negativa
nessun aumento di spessore od aumento non superiore ai 2
mm.; assenza di segni
clinici, quali edema diffuso,
essudazione, necrosi,
dolore o infiammazione dei dotti
linfatici regionali o
dei linfonodi.
Reazione dubbia
aumento di spessore tra i 2 e 4 mm.; assenza di segni
locali.
Reazione positiva
aumento di spessore di 4 mm. e oltre ovvero presenza di
segni locali.
Differenza tra reazione specifica e reazione
aspecifica dopo linoculazione di PPD bovina
Reazione specifica Reazione non specifica
1) inspessimento
cutaneo oltre 4 mm. meno 4 mm
2) edema ++ +-
assente
3) dolore +- assente
4) eritema + assente
5) essudazione o
necrosi + assente
6) risentimento
linfonodale + assente
7) aderenza + assente
8) reazione termica
+- assente
9) persistenza
reazione oltre le 72 ore diminuzione dopo le 72 ore
Esecuzione della prova tubercolinica
La zona d'inoculo
viene precisata tra il terzo anteriore ed il terzo mediano del collo. Con
forbici curve a punte arrotondate si tosa il pelo della cute, si pulisce il
punto d'inoculazione, si solleva tra il pollice e l'indice una piega della
pelle per misurarne lo spessore con centimetro a molla e successivamente si
inocula con siringa graduata in 0,l ml la tubercolina.
Prove complementari diagnostiche
Al test tubercolinico
vengono considerate:
- esame microscopico
diretto / colorazione del micobatterio col metodo Ziehl-Neelsen.
- esame colturale:
isolamento del micobatterio da visceri o altro materiale
patologico. L'esame
richiede 6-12 settimane. Successiva identificazione mediante test biochimici.
- Prova biologica: si
effettua inoculando il materiale sospetto a cavie e coniglio (sensibile
soprattutto al micobatterio bovis).
Dopo circa 2 mesi gli
animali di laboratorio vengono sacrificati per la messa in evidenza di processi
tubercolari.
- Test immunologici.
La recente
applicazione del test ELISA (test immunoenzimatico) può servire per
identificare bovini anergici al test tubercolinico. Questa prova va eseguita su
tutti i capi dell'allevamento. Questo test consente una prova di diagnosi
precoce ed economicamente conveniente. Tuttavia, trattasi di un test che
necessita ancora di opportune verifiche. In qualche nazione come la Nigeria è
stato proposto per l'impiego in campagna di profilassi. Anche gli Stati Uniti
d'America mostrano interesse verso questo test, pur trattandosi di Paese
indenne da tubercolosi da anni. Ricerche presentate alla conferenza di Dublino
valutano la sensibilità dell'ELISA con la tubercolina (PPD) al 75%, mentre la
specificità è del 96%. In conclusione, su questo nuovo test complementare si può
dire che è estremamente utile per identificare animali tubercolitici in fase di
anergia ma portatori di titoli anticorpali elevati.
Profilassi
Il controllo della
tubercolosi bovina prevede:
- riconoscimento degli
animali infetti con l'esecuzione dell'intradermoreazione alla tubercolina:
- marchiatura,
separazione e abbattimento dei capi risultati infetti.
- adeguato indennizzo
da parte dell'Amministrazione sanitaria.
La profilassi è resa
obbligatoria dal D.M. 20-6-1977 e persegue l'obiettivo di ottenere allevamenti
ufficialmente indenni dalla tubercolosi.
Eziologia -
Patogenesi
Si conoscono sei
specie del genere Brucella:
Brucella Melitensis
patogena per gli animali e per l'uomo
Brucella Abortus
patogena per gli animali e per l'uomo
Brucella Suis
patogena per gli animali e per l'uomo
Brucella Canis
patogena per gli animali e per l'uomo
Brucella Ovis
patogena per gli animali e per l'uomo
Brucella Neotomae non
patogena.
Trattasi di
microorganismi di forma bacillare o coccobacillare, non differenziabili tra
loro per gli aspetti morfologici, colturali e tintoriali.
Solamente con l'uso
di test biochimici e metabolici è possibile differenziarli. La Brucellosi
bovina riconosce come agente eziologico primario la Br. abortus isolata per la
prima volta da Bang, veterinario danese, nella regione uterocoriale di una
bovina con minaccia di aborto.
Nei paesi
mediterranei, compreso l'Italia, l'infezione può essere sostenuta anche dalla
Br. melitensis. È una malattia che produce ingenti danni economici negli
allevamenti da riproduzione a causa dell'aborto e può essere motivo di
ipofecondità, spesso di sterilità permanente, di riduzione della secrezione
lattea e della aumentata incidenza delle cosiddette malattie neonatali.
La costituzione di
allevamenti bovini a carattere intensivo ha aumentato la possibilità
d'infezione e le difficoltà di eradicazione della malattia.In realtà,
l'ammassamento in recinti all'aperto per lunghi periodi, è motivo di occasione
di contagio. La stessa cosa dicasi per allevamenti di vitelli da
carne.L'infezione in un allevamento inizia sempre per l'introduzione di bovine
infette. Ne consegue una contaminazione ambientale dalle brucelle eliminate con
il feto, con gli invogli fetali e con le secrezioni uterovaginali. In molti
casi l'infezione si stabilisce nei bovini attraverso le mucose
oculocongiuntivali, le quali rappresentano una importante via di penetrazione
dei germi. Altra porta d'ingresso da non sottovalutare è la cute, tanto se lesa
quanto se integra.
Nelle vacche la
brucellosi ha talora un'origine genitale in seguito a contagio, trasmessa
dall'eiaculato di tori infetti oppure conseguentemente all'accoppiamento con
tori sani che abbiano di recente ricoperto bovine infette. Allo stesso modo i
tori si contagiano dopo accoppiamento con bovine in fase di attiva eliminazione
di brucella con le secrezioni genitali.
Un ruolo non
trascurabile nella propagazione del contagio possono svolgere i
cosiddetti portatori
latenti di brucella. Trattasi di animali che si sono infettati
nell'ultima fase
della gestazione.
Poiché questi animali
sin dalla nascita risultano costantemente negativi ai test sierologici, si è sempre
ritenuto che fossero guariti. In realtà, esiste la possibilità che in questi
soggetti l'infezione rimane latente nel primo periodo di vita per trasformarsi
in infezione attiva alla prima gravidanza con conseguente aborto, ritenzione
placentare, test sierologici positivi.
La mammella
rappresenta anche sede di localizzazione delle brucelle e di eliminazione con
il latte. L'incidenza di tale localizzazione si aggira attorno all' 80% delle
bovine infette. L'infezione può così trasmettersi con il colostro e il latte,
anche se la presenza delle brucelle è discontinua nella mammella.
Nei tori le brucelle
si localizzano nei testicoli e negli altri organi genitali. La malattia si
manifesta con ipertrofia di uno dei due testicoli con conseguente diminuzione
della libido ed infecondità.
Spesso un testicolo
può anche atrofizzarsi in seguito ad aderenze fibrose. È frequente l'infezione
delle vescicole seminali e della prostata.
Sono spesso presenti
localizzazioni articolari caratterizzate da igromi ed artriti.All'inizio
dell'infezione le brucelle si moltiplicano dapprima nei gangli linfatici
regionali e sono veicolate dalla linfa e dal sangue nei diversi organi.
Casualmente Br.
abortus può essere isolata dai linfonodi dell'apparato digerente e dalla milza,
senza che si apprezzino peraltro in queste sedi alterazioni di sorta.In vitelli
alimentati con latte infetto non è rara la presenza di brucelle nei linfonodi
del tubo gastroenterico, ma esse in genere scompaiono una volta cessata la
somministrazione di latte contaminato.
Le vacche,
soprattutto le gestanti, sono le più sensibili. I tori sono ugualmente
sensibili, anche se alcuni AA. sostengono che sono più resistenti all'infezione
rispetto alle vacche. Oltre all'età ed al sesso, è importante considerare la
sensibilità individuale. Può capitare che in uno stesso allevamento alcuni
soggetti non si infettano mai, in altri si ha una infezione transitoria.
Sintomatologia
Può capitare di
osservare che alcune vacche meno sensibili presentano un'infezione
generalizzata con conseguenti problemi di riproduzione e di produzione di latte
ma che in seguito si ristabiliscono progressivamente. Gli stessi titoli di
agglutinazione possono risultare negativi, l'escrezione batterica cessare e le
funzioni riproduttive e della produzione lattea divenire normali. Altre vacche
possono restare per sempre inadatte alla riproduzione e alla produzione di
latte. La fase acuta della malattia è caratterizzata da un grande numero di
aborti e da una elevata percentuale di soggetti che reagiscono positivamente
alla prova di agglutinazione, prova sierologica adatta per mettere in evidenza
gli anticorpi umorali. Il commercio ed il trasporto degli animali
contribuiscono anche a perpetuare la malattia.
Brucellosi dei Caprini ed Ovini
Il principale agente
della malattia è la Br. melitensis, spesso sono stati isolati anche la Br. suis
e la Br. abortus.
La sintomatologia è
sovrapponibile a quella descritta nei bovini ed il sintomo principale è
l'aborto tra il terzo ed il quarto mese di gestazione.Si osservano anche
igromi, artrite, spondilite e orchite. Nella mammella si palpano dei noduli e
nel latte si osservano dei piccoli coaguli. Nelle greggi con infezione cronica
la malattia è silente, del tutto asintomatica, anche se dal latte è possibile
isolare la brucella. È stata anche osservata la nascita di capretti già infetti
o infettatisi poco dopo la nascita. Molti soggetti possono guarire
spontaneamente, mentre altri restare infetti per lungo tempo.
Negli ovini si
distinguono due forme di malattia: la brucellosi classica e l'epididimite
dell'ariete.
La brucellosi
classica è sostenuta dalla Br. melitensis e rappresenta un problema di sanità
pubblica perché trasmissibile all'uomo. La sintomatologia è uguale a quella dei
caprini, anche se gli ovini sembrano più resistenti alla malattia.Gli aborti
sono più rari. L'infezione tende a scomparire spontaneamente anche se
l'incidenza della malattia è in diretto rapporto con le condizioni igieniche
dell'allevamento.
L'epididimite dell'ariete è causata dalla Br.
ovis.
Le manifestazioni
cliniche consistono in lesioni ai genitali che sfociano sempre in una sterilità
totale o parziale.
Si precisa che
l'epididimite è spesso unilaterale. Si possono osservare delle aderenze nella
tunica vaginalis testis ed il testicolo atrofizzarsi con fibrosi più o meno
pronunciate.
All'inizio
dell'infezione lo sperma contiene molte brucelle, ma in seguito va decrescendo
fino a scomparire totalmente.
Quando la Br. ovis è
localizzata nei reni, viene eliminata con le urine.
Modalità di contagio all'uomo
Il contagio
dall'animale all'uomo può verificarsi per contatto diretto, per ingestione di
alimenti inquinati o per inalazione.
Il formaggio di capra
fresco ed il latte non bollito, rappresentano i veicoli più pericolosi per la
trasmissione della brucellosi all'uomo.
La miscela latte di
capra infetto e latte di vacca possono favorire la diffusione della malattia.
Il latte di vacca
infetto da Br. suis può ugualmente provocare la malattia nell'uomo.
Il latte di vacca ed
i prodotti lattiero-caseari infetti da Br. abortus sono suscettibili di
provocare casi sporadici di malattia. È raro che le brucelle possano
sopravvivere nel burro e nei formaggi fermentati più di tre mesi.
In generale il
periodo di incubazione oscilla tra 1-3 settimane, ma spesso può essere anche di
diversi mesi.
La malattia è
caratterizzata da una sintomatologia varia in cui predominano la febbre
continua, intermittente, sudorazione, debolezza organica, insonnia, impotenza
sessuale, anoressia, cefalea, dolori articolari.
Spesso i linfonodi
periferici sono ipertrofici, milza aumentata di volume, di frequente
epatomegalia, raramente ittero. La durata della malattia può variare da qualche
settimana, a qualche mese, a diversi anni.
Test Diagnostici
I test di sieroagglutinazione
sono molto utilizzati. Sono standardizzati a livello internazionale e
consentono l'esame di un grande numero di campioni.
La prova al rosa
bengala con antigene tamponato è rapida, facile e consente di saggiare numerosi
prelievi in una giornata. Tuttavia va precisato che nelle regioni dove il tasso
di infezione è limitato, o la vaccinazione con Buck 19 è sistematica, il test
al rosa bengala può dare dei falsi positivi. Perciò va considerato un test
complementare come la fissazione del complemento il 2-mercaptoetanolo e il
rivanolo. Di recente sono stati messi a punto dei nuovi test diagnostici:
l'emolisi indiretta, l'elisa che è un test immunoerzimatico per evidenziare
differenti tipi di immunoglobuline, l'immuno diffusione radiale con antigene polisaccaridico.
Questi test servono a differenziare gli anticorpi vaccinali da quelli prodotti
dall'infezione.
Gli esami
batteriologici rivestono una minore importanza per la diagnosi.I prelievi vanno
fatti dal quarto stomaco dei feti abortiti, dagli invogli fetali, dalle
secrezioni vaginali, dal latte e dallo sperma.
Per la diagnosi della
brucellosi ovina sostenuta da Br. melitensis, il test di Coombs (antiglobulina)
modificato da Hajdu, può svelare il 70% degli animali infetti.
Profilassi
La vaccinazione è
raccomandata per il controllo della brucellosi bovina nelle zone dove la
malattia è prevalente.
Il vaccino è
costituito dal Buck 19, ceppo di Br. abortus attenuato; consente una protezione
prolungata per il periodo di vita dell'animale nel 65-80% dei vaccinati con
effetto antiabortivo. Per un programma di vaccinazione sistematica, i migliori
risultati sono ottenuti quando la vaccinazione viene effettuata nel 70-90% dei
vitelli.
Le femmine di età
oltre gli otto mesi ed i maschi non debbono essere vaccinati.Nelle regioni dove
le percentuali di malattia sono limitate, il programma di eradicazione può
basarsi sull'applicazione ripetuta dei test sierologici ed eliminazione degli
animali con reazioni positive. La sorveglianza epidemiologica e il controllo di
trasporto degli animali sono importanti per la riuscita del programma di
eradicazione della malattia.
Negli ovi-caprini la
profilassi si basa soprattutto sulla vaccinazione.Il vaccino usato è il REV 1
che si somministra alle femmine di 3-6 mesi. Questo vaccino è un eccellente
mezzo di profilassi. Tuttavia, va precisato che negli allevamenti le cui
condizioni igienico-sanitarie sono scadenti, è difficile pervenire ad una
eradicazione della malattia.
La transumanza
contribuisce a rendere difficile il controllo sanitario.
Malattie contagiose trasmissibili all'uomo
Rappresentano tipiche
zoonosi.
Nei bovini
Presenta aspetti
epidemiologici diversi.
A partire dagli anni '60
assistiamo a un aumento di alcune patologie dell'apparato gastro-enterico come
quella sostenuta da Salmonelle causando giustamente una crescente
preoccupazione nelle autorità sanitarie e nell'opinione pubblica.
Questa recrudescenza
della Salmonellosi umana erroneamente si ritiene che sia un fattaccio tutto
all'italiana, attribuibile all'insufficienza dei nostri servizi sanitari.
In realtà, i focolai
di Salmonellosi sono in aumento anche in altri Paesi.
La Salmonellosi è una
delle più importanti forme morbose infettive sia nel campo della medicina umana
che veterinaria.
Salmonella Dublin
Salmonella
Typhimurium
Salmonella
Enteritidis
rappresentano i
sierotipi di maggiore importanza.
Secondo fonti
dell'Istituto Superiore di Sanità, il tasso di incidenza si aggira su valori
attorno a 35 per 100.000 abitanti.
Momenti a rischio:
- allevamenti da
riproduzione
- cattiva igiene,
- portatori sani,
- corsi d'acqua
inquinati,
- contaminazione dei
pascoli.
Bovini recettivi:
età 3 - 6 settimane
Sintomatologia:
- febbre,
- anoressia,
- depressione,
-diarrea,
- feci maleodoranti
possono contenere sangue, brandelli di mucosa intestinale,
- aborto 6°-7° mese
di gravidanza.
Mortalità: - 5-18% ma può verificarsi anche mortalità elevata.
Salmonellosi negli ovi-caprini
è molto diffusa con incidenza proporzionale alla consistenza del patrimonio
regionale;
- la salmonellosi
degli agnelli è una malattia sporadica;
- sierotipi
responsabili: S.dublin e typhimurium;
- sintomi e lesioni
all'apparato gastroenterico;
- quando è presente
il decorso è rapido;
- la morte avviene
entro 24h;
- le misure di
prevenzione sono basate sull'igiene generale;
-la terapia
antibiotica dà scarsi risultati;
- nella salmonellosi
della pecora il S. abortus ovis è responsabile di aborto;
-sintomi: aborto (si
presenta nelle ultime 6 settimane di gravidanza);
sepsi acuta, enterite
- artriti.
In presenza si
S.dublin e typhimurium:
- forma setticemica;
- forma enterica;
- diarrea persistente
a esito letale.
Lesioni:
- tumore di milza;
- congestione a
carico di visceri;
- iperplasia dei
linfonodi meseraici.
Terapia:
- antibiotici scelti
sulla base di antibiogramma;
- soluzioni
elettrolitiche.
In campo umano la
diffusione salmonellare, favorita soprattutto dall'eccessiva urbanizzazione della
popolazione, non è certamente diminuita
Questa infatti
essendo costretta a vivere in spazi sempre più affollati e più ristretti, ha
moltiplicato con ciò i contatti e l'interazione fra individuo e individuo.
Oltre a ciò la
diffusione va ricercata anche nelle resistenze immunitarie acquisite dagli
individui e dalla collettività, resistenze che hanno creato un'infinità di
portatori sani, portatori che sono i principali responsabili del ripetersi dei
cicli di trasmissione.
La dose infettante
minima per l'uomo adulto è particolarmente elevata, dell'ordine di l0 6 -l0 9 a
seconda della virulenza del sierotipo in causa.
Per questa ragione la
presenza di salmonelle in un alimento deve essere valutata quantitativamente in
considerazione della distinzione tra malattia e infezione, intendendosi la
prima come un profondo perturbamento delle condizioni fisiche e fisiologiche
con tutto il corredo sintomatologico, la seconda invece come la sola presenza
dell'agente patogeno in perfetto equilibrio con l'organismo animale
La dose infettante
varia da sierotipo a sierotipo, da un ceppo all'altro e per lo stesso ceppo da
soggetto a soggetto. A prescindere dalle variazioni di recettività da un
individuo all'altro, sono da non sottovalutare le variazioni significative
rilevabili nell'arco della stessa giornata.
E' noto, ad es., che
l'attività patogena di un microrganismo attivo per via orale varia se assunto a
digiuno (condizione di pervietà pilorica e quindi passaggio diretto nel duodeno
senza aver subito blocco a livello gastrico) o durante i pasti (con relativa
permanenza nello stomaco e, quindi, conseguente riduzione della causa
infettante.
A parità di carica
infettante il suo destino è legato strettamente a fattori intrinseci
dell'alimento (Ph-RH, Wa) antagonisti tra le differenti popolazioni microbiche
ed a quelli estrinseci (temperatura di cottura, temperatura di conservazione
dell'alimento)
È necessario
ricordare che le classiche Salmonelle patogene per l'uomo hanno ceduto il passo
a sierotipi inconsueti il cui reperimento nell'uomo non è sempre riferibile ad
una contaminazione di origine animale, bensì conseguenza di una trasmissione e
diffusione tipicamente interumana
L'eccessiva
urbanizzazione costringe infatti i cittadini a vivere in spazi sempre più
affollati, il che favorisce la propagazione dell'infezione tra persona e
persona. Parallelamente si è constatato un'evoluzione dell'epidemiologia delle
Salmonellosi.
Le infezioni da S.
pullorum-gallinarum specifiche per il pollo, sono in netta diminuzione grazie
all'applicazione delle norme di polizia veterinaria che, imponendo la rigida
eliminazione dal circuito riproduttivo dei portatori a mezzo dei tests
sierologici, hanno permesso il risanamento della maggior parte degli
allevamenti, favoriti in ciò dalla particolare epizoologia di questa malattia,
nella quale la trasmissione per via verticale ha basilare importanza.
Non si riscontrano
processi patologici generalizzati da parte dei sierotipi esotici tranne che in
presenza di elementi di disturbo che possono pervenire dall'ambiente esterno.
Nella catena epidemiologica vanno considerati due mondi complementari:
l'ambiente esterno all'allevamento e quello artificiale ad esso interno. In
entrambi esistono molti fattori che assumono un ruolo determinante nello
sviluppo dell'epidemiologia. Ma la più preoccupante appare la situazione
ecologica dell'ambiente naturale.
Giornalmente giungono
nuove conferme della presenza di questi microrganismi nelle acque dei fiumi,
canali d'irrigazione, porti, stagni, laghi, il che costituisce una sorgente di
propagazione tra la fauna ittica che con queste acque è in rapporto biologico.
Pericolosi sono
divenuti i gabbiani che si cibano di pesci ed emettono poi feci in terra
ferma.Esiste inoltre il problema dei roditori quali portatori di Salmonelle e
quello dei mangimi che negli anni '50 hanno costituito una delle principali
fonti d'infezione e che hanno consentito l'introduzione dei sierotipi esotici
(Cile, Perù, Angola, ecc.).
Oggi, in realtà,
questo problema si può ben dire che è inesistente sia perché per la
formulazione dei mangimi si ricorre sempre meno all'impiego di farine animali,
sia per il controllo batteriologico che le farine subiscono prima di essere
adoperate nella miscelazione dei mangimi stessi. Il controllo delle
salmonellosi per la sua epidemiologia non va affrontato con l'esclusivo impiego
dei chemio-antibiotici, bensì attraverso un corretto management attuando
rigorose misure igienico-sanitarie per quanto concerne l'ambiente esterno, i
mangimi, gli allevamenti, gli impianti di macellazione ed il personale.
Non bisogna
dimenticare inoltre che la legge 7 aprile 1986 n. 462 sulle misure di
prevenzione e repressione delle sofisticazioni alimentari, che risultano
dannose per la salute dell'uomo, comporta severi provvedimenti che possono
portare all'arresto dei responsabili delle aziende di macellazione e
commercializzazione o anche a provvedimenti amministrativi sull'utilizzazione
degli stabilimenti di macellazione, con gravi ripercussioni negative anche di
ordine occupazionale.
Da quanto esposto si
possono trarre le seguenti considerazioni: È necessaria una riflessione e una
visione realistica del problema delle salmonellosi tenendo presente:
che le salmonelle,
come riferiscono moltissimi Autori, sono da considerare germi ubiquitari, espressione
di degrado eco-biologico; pertanto, parlare di eradicazione è pressoché
impossibile;
che la patogenicità
per l'uomo è limitata a pochi sierotipi; che le salmonelle si riscontrano a
livello di mammiferi non domestici, roditori, uccelli, rettili, tartarughe,
insetti, ecc. che mostrano chiaramente il degrado dell'ambiente alla diffusione
delle salmonelle
3) che Centri di
referenza per la tipizzazione delle salmonelle vengano potenziati in modo che
ogni richiesta possa avere la risposta in pochi giorni;
che possiamo influire
sull'ambiente: a) controllando le acque, specie quella che proviene da pozzi
scavati in azienda; b) effettuando una lotta serrata verso i roditori e gli
insetti; c) controllando le farine, specie quelle d'importazione;
che le lettiere usate
debbono essere tenute a debita distanza degli allevamenti;
6) che ogni ciclo di
allevamento venga attuato con il tutto pieno-tutto vuoto così da effettuare il
vuoto sanitario per le operazioni di riposo e disinfezione;
7) controllando il personale
sia per svelare eventuali portatori che l'igiene del vestiario;
che negli impianti di
macellazione vengano instaurate rigorose norme igienico-sanitarie.
Profilassi
Per le attuali
condizioni di allevamento, per la sensibilità dei soggetti allevati, efficienza
sistema immunitario, fattori stressanti, erroneo uso chemio-antibiotici,
propagazione per contagio tra animali, tra animali e uomo, tra uomo e uomo e
tra uomo e animale, condizioni di trasporto, di vendita, di macellazione, così
come i metodi di trasformazione degli alimenti, è impossibile ottenere prodotti
di origine animale esenti da salmonelle. Bisogna conviverci necessariamente
perché l'eradicazione è praticamente impossibile. La profilassi deve basarsi
sulla protezione dell'uomo contro l'infezione e sulla ridotta prevalenza negli
animali. Il controllo veterinario della carne e delle uova, la sorveglianza
della pastorizzazione del latte e della produzione delle uova sono importanti
misure a difesa del consumatore.
FATTORI DI PROPAGAZIONE DELLE SALMONELLE
SENSIBILITÀ SOGGETTI
ALLEVATI
DIFFERENZA
PATOGENICITÀ SIEROTIPO INFETTANTE
ETÀ DEGLI ANIMALI
EFFICIENZA SISTEMA
IMMUNITARIO
PREESISTENTI STATI
MORBOSI
FATTORI STRESSANTI
ERRONEO USO CHEMIO
ANTIBIOTICI
MISURE DI PREVENZIONE INTEGRATIVA IN RIFERIMENTO AI FOCOLAI DI
SALMONELLA
SISTEMA DI NOTIFICA
DELLE MALATTIE INFETTIVE
INCENTIVAZIONE DEL
COORDINAMENTO TRA LE COMPETENZE VETERINARIE E QUELLE DIGIENE PUBBLICA
NELLAMBITO DELLE U.S.L.
STANDARDIZZAZIONE
DELLE MODALITÀ DI PRELIEVO E DI CONTROLLO MICROBIOLOGICO
PREPARAZIONE
PROFESSIONALE DEGLI ADDETTI AI SERVIZI DELLALIMENTAZIONE ED EDUCAZIONE
SANITARIA DEI CONSUMATORI
PREPARAZIONE
PROFESSIONALE DEGLI ADDETTI ALLA PRODUZIONE IN ALLEVAMENTOPREPARAZIONE
PROFESSIONALE DEGLI ADDETTI ALLA TRASFORMAZIONE E LAVORAZIONE DEGLI ALLEVAMENTI
DI ORIGINE ANIMALE
INTENSIFICAZIONE DA
PARTE DELLE U.S.L. DELLA VIGILANZA SUGLI ALLEVAMENTI RURALI
INTRODUZIONE DI NORMA
DI BUONA PRATICA NELLA PRODUZIONE DI UOVA E NELLA PRODUZIONE DI MANGIMI.
Refrigerazione
inadeguata
Conservazione a
temperatura ambiente
Grandi e profondi
contenitori messi in refrigerazione
Più di 12 ore di
intervallo tra preparazione e consumo
Alimenti freschi o
ingredienti contaminati
Alimenti provenienti
da fonti non sane igienicamente
Persone infette addette
alla preparazione
Inadeguati processi
di cottura inscatolamento
Inadeguato
riscaldamento
Impropria
conservazione a caldo
Cross contaminazione
Impropria pulizia
degli utensili utilizzati
Contenitori tossici
di preparazione
Aggiunta intenzionale
di additivi
Fermentazioni
improprie
Additivi accidentali
Altri fattori
La percentuale supera
100 perché più fattori si associano in alcuni focolai
PROGRAMMA CONTROLLO SALMONELLE
ALLEVAMENTO SECONDO
IL SISTEMA «TUTTO PIENO - TUTTO VUOTO»
ADEGUATI PROGRAMMI DI
PULIZIA E DISINFEZIONE UNITAMENTE AD UN IDONEO TRATTAMENTO DELLA LETTIERA
DURANTE IL VUOTO SANITARIO
RAPIDO ALLONTANAMENTO
ED ADEGUATA DISTRUZIONE DEGLI ANIMALI MORTI
LIBERARE I DINTORNI
DELLE AZIENDE DA VEGETAZIONE CHE POSSA DARE RIFUGIO AI RODITORI
SISTEMARE LE
SUPERFICI STRADALI ADIACENTI IN MODO DA CONSENTIRNE UNA RAPIDA ED IDONEA
DISINFEZIONE
AZIENDE CON
SPOGLIATOI, LABORATORI E LOCALI ADIACENTI FACILMENTE LAVABILI E DISINFETTABILI
PERSONALE AZIENDALE,
NONCHÉ VISITATORI ADEGUATAMENTE VESTITI CON INDUMENTI DI PROTEZIONE
STIVALI SEMPRE PULITI
SISTEMARE I CAPANNONI
ANCHE IN MODO DA IMPEDIRE L'INGRESSO AGLI UCCELLI SELVATICI
ELIMINARE LE
INFESTAZIONI DA INSETTI E VERMI
NON INTRODURRE
ANIMALI DI AFFEZIONE IN AZIENDA
VASCHETTE CON DISINFETTANTE
SEMPRE FRESCO ALLINTERNO ED ALLESTERNO DI OGNI CAPANNONE
EVITARE DI
PARCHEGGIARE VEICOLI «NON ESSENZIALI» NEI DINTORNI DELLE AZIENDE
DISPORRE DI
EFFICIENTI SISTEMI DI DISINFEZIONE PER I VEICOLI «ESSENZIALI» INTRODOTTI IN
AZIENDA
EVITARE LA CONTAMINAZIONE
DEL MANGIME E DELL'ACQUA
PROSPETTIVE IMMUNOLOGICHE PER IL CONTROLLO DELLE SALMONELLOSI
VACCINI OTTENUTI CON LA GENETICA BATTERICA E LA
TECNICA DEL DNA RICOMBINANTE (INGEGNERIA GENETICA).
VACCINI INATTIVATI
POLIVALENTI EMULSIONATI IN OLI MINERALI
Risulta ugualmente
importante l'educazione del personale che manipola gli alimenti di origine
animale e le pratiche di igiene personale.
Negli animali, la
profilassi delle salmonellosi si basa:
eliminazione
dei portatori;
controllo
batteriologico delle farine animali che costituiscono i mangimi;
le
condizioni igienico-sanitarie degli allevamenti;
possibilità
di vaccinare i bovini con vaccini inattivati costituiti da S. dublin, S.
typhimurium, S. enteritidis.
Terapia
Molti antibiotici
possono essere usati contro l'infezione da Salmonelle: ampicil1ina,
amoxicillina e cefalotina (B lattonici), Kanamicina, gentamicina, tetracicline,
chinoloni.
Va precisato che un
erroneo ed indiscriminato loro uso ha comportato la presenza di ceppi
salmonella resistenti.
La scelta
dell'antibiotico deve essere fatta in base alle risultanze dell'antibiogramma
poiché una cattiva scelta dell'antibiotico può trasformare una Salmonellosi
localizzata in una forma generalizzata setticemica.
Anche l'eliminazione
delle salmonelle da parte dei portatori può decisamente aumentare per
somministrazione di farmaci non attivi.
L'uomo - come si è
visto - dall'esame epidemiologico, può contagiarsi. Le categorie più a rischio
sono rappresentate dai bambini e da persone della terza età. Clinicamente
possono presentare una forma gastroenterica (vomito e diarrea intensiva); forma
localizzata a vari organi o apparati sotto forma di ascessi, artriti,
meningiti, osteomieliti, ecc.; forma cronica, asintomatica, causata da ceppi
adattati con contemporanea eliminazione di salmonelle (portatori cronici
Sinonimi: Antrace,
carbonchio, pustola maligna.
Agente eziologico:
Bacillus Anthracis.
Questo microrganismo si
trova allo stato vegetativo nell'uomo e negli animali. Quando è esposto
all'ossigeno libero, forma delle spore molto resistenti agli agenti fisici e
chimici.
Sintomatologia
Può manifestarsi
sotto tre forme:
apoplettica
acuta
subacuta
La forma apoplettica
si riscontra soprattutto negli ovini e caprini ed è caratterizzata da morte
improvvisa per apoplessia cerebrale.
Le forme acute e
subacute sono più comuni nei bovini, i quali presentano febbre, ruminazione
rallentata, difficoltà respiratorie, movimenti non coordinati, convulsioni e
morte.
Spesso si osserva
fuoriuscita di sangue dalle cavità naturali ed edemi gelatinosi emorragici
nella sottomucosa dove germogliano i bacilli.
La forma cronica si
osserva soprattutto negli animali meno recettivi come i suini, cavalli, cani.
Nei suini è presente
un edema del faringe e della lingua con conseguente morte per asfissia. Nei
cavalli prevale nella zona del garrese attività piogenetica, mentre nei cani è
presente una gastroenterite emorragica.
Epidemiologia
Il carbonchio ematico
è una malattia cosmopolita con predominanza nei Paesi Tropicali e subtropicali.
Nel nostro Paese si
riscontra prevalentemente in alcune zone del meridione e delle isole.
Si distinguono due
forme di carbonchio
carbonchio agrigeno
(campi maledetti)
carbonchio idrico.
Il carbonchio
agrigeno è dovuto alla presenza di spore pervenute nel terreno con secreti ed
escreti di animali ammalati o da carcasse di animali morti, aperti,
irrazionalmente infossati.
Le forme vegetative
del bacillus anthracis a contatto dell'ossigeno libero formano delle spore la
cui resistenza può durare oltre 80 anni.Il ciclo spora-bacillo-spora sarebbe un
alternarsi di fasi dipendenti dal pH del terreno, dalla sua composizione in
calcio e azoto, dalla temperatura e dall'humus.
Le spore, dalla
profondità del terreno, possono essere veicolate da lombrichi o dal
riaffioramento di falde acquee.
Altro pericolo
d'infezione è dato dalle acque che convogliano i rifiuti delle concerie dove si
lavorano le pelli. Queste acque finiscono di frequenza in canali che servono
all'irrigazione e abbandonano sulle erbe le spore del bacillus Anthracis.
Si ha così
l'insorgenza del carbonchio d'origine idrica.
Si precisa che il
carbonchio d'origine agrigena è meno pericoloso perché si verifica nel tempo un
autorisanamento per azione microbica dell'humus che ostacolano la
moltiplicazione e la germinazione del B.anthracis, mentre assai più grave è la
infezione di origine idrica, per il continuo apporto sul terreno di spore
carbonchiose.
Altre cause di contagio
sono rappresentate dalla lavorazione della lana, setole, cuoio, provenienti da
animali ammalati.
La principale via
d'ingresso del bacillo è costituita dall'apparato digerente e successiva localizzazione
negli spazi linfatici della mucosa intestinale ove si riproducono per la
presenza della capsula che blocca l'azione del fattore C3 del complemento e di
riflesso l'attività opsonizzante del siero e dei fagociti. Può seguire
un'ulteriore moltiplicazione del bacillo negli spazi linfatici regionali,
passaggio e moltiplicazione nel sangue (fase setticemica) con localizzazione
alla milza che aumenta di volume per la eccessiva concentrazione di bacilli. Si
verifica poi una nuova fase setticemica ed elaborazione di tossine che
provocano nell'animale colpito caduta della pressione arteriosa, aumento della
permeabilità capillare e del tempo di coagulazione, squilibri elettrolitici e
stato di shock.
Lesioni
Nei bovini, ovini e
caprini le lesioni più caratteristiche si osservano a carico della milza e del
sangue.
La milza è tumefatta,
capsula tesa che lascia trasparire il colore rossonero della polpa. Al taglio
fuoriesce polpa catramosa. Il sangue è di color piceo, non coagulato.
Sono presenti altresì
edemi gelatinosi emorragici, linfonodi tumefatti ed emorragici, polmoni
edematosi, fegato congestionato.
Per la diagnosi si
ricorre all'esame microscopico, colturale, biologico e sierologico.
L'esame microscopico
da materiale prelevato subito dopo la morte dell'animale, colorazione del
vetrino con bleu di Löffler mette in evidenza la forma di bacilli a canna di
bambù con presenza della capsula.L'esame colturale da materiale sospetto
consente di osservare lo sviluppo di colonie a forma di capelli ricciuti (caput
medusae).
Per la prova
biologica si ricorre all'inoculazione della cavia, topini e conigli con
materiale sospetto che soccombono dopo 24-48h. Alla necroscopia si osserva
tessuto sottocutaneo gelatinoso emorragico, milza aumentata di volume, presenza
di bacilli nel sangue.
La prova sierologica
(Termoprecipitazione) molto utile nel caso che il materiale sospetto sia
putrefatto, consiste nello stratificare siero immune ad un estratto del
batterio omologo. In caso di positività nel punto di contatto fra i due liquidi
si osserva un anello opaco (reazione zonale).
Il carbonchio nell'uomo.
Periodo d'incubazione
da 2 - 5 giorni. Si possono osservare tre forme cliniche: cutanea, polmonare,
gastrointestinale.
La forma cutanea che
è la più frequente e si contrae per contatto con animali infetti (abitualmente
carcasse, oppure lana, pelle contaminate. La parte della cute colpita presenta
la cosiddetta pustula maligna. Se si lascia senza trattamento, la malattia può
evolvere in forma setticemica con morte del soggetto.
La forma polmonare si
contrae per inalazione di spore di B. anthracis. La sintomatologia è a carico
delle vie respiratorie superiori. Dopo 3 - 5 giorni la sintomatologia tende ad
aggravarsi con febbre, stato di shock e evoluzione mortale.
La forma gastro-intestinale
si contrae per ingestione di carne di animali infetti.
La sintomatologia è
caratterizzata da una grave gastro enterite con vomito e sangue nelle feci. La
mortalità varia dal 25 al 75%.
Profilassi e terapia
Le carcasse degli
animali morti non vanno aperte per evitare che il B. anthracis possa formare le
spore, le quali, come si è già detto, hanno una lunga resistenza nel tempo. Si
previene in tal modo la contaminazione dell'ambiente, che costituisce un
pericoloso evento (campi maledetti).
Le carcasse debbono
essere interrate in profondità di non meno di
Gli attrezzi usati
gli utensili che sono serviti per interrare le carcasse saranno immediatamente
disinfettati.
L'azione sanitaria
contro la diffusione della malattia è stata e resta tuttora basata
sull'applicazione delle misure di polizia veterinaria, nonché
sull'immunizzazione attiva degli animali recettivi esistenti nelle zone, comuni
, province infette.
Per quanto riguarda
gli interventi immunizzanti da rendere obbligatori, è opportuno che gli stessi
siano limitati agli animali esposti a pericolo di contaminazione (focolai
infetti).
In situazioni di
emergenza si può ricorrere all'uso di siero immune la cui protezione è di
primo vaccino fu
ideato da Pasteur ed era costituito da colture di B. anthracis attenuato a
temperature di
E' una rickettsiosi sostenuta
dalla Rickettsia burnetii. Differisce dalle altre rickettsie per la sua
notevole resistenza agli agenti fisici e chimici;è molto resistente al calore,
non causa eruzione cutanea nell'uomo e può trasmettersi senza l'intervento di
vettori.
Si conoscono due fasi
antigeniche (I e II). La fase I è presente negli animali ospiti e nelle zecche.
Si trasforma in fase II avirulenta dopo vari passaggi nel sacco vitellino di
uova embrionate. Questa varietà antigenica è importante per la diagnosi.
È una malattia
cosmopolita anche se i Paesi del Nord Europa sono ritenuti indenni.Di norma la
malattia negli animali domestici, evolve in forma inapparente. Nei ruminanti,
dopo passaggio nel sangue, la rickettsia si localizza nella mammella, nei
linfonodi sopramammari e alla placenta.
Anche se l'infezione
scompare, le vacche rimangono portatrici eliminando la rickettsia per varie
lattazioni, dal liquido amniotico, dalle feci e dalle urine.
La rickettsia è molto
resistente ai fattori ambientali esterni, il che contribuisce alla sua
sopravvivenza e alla possibilità di perpetuare nuovi focolai negli animali e
nell'uomo. Si ritiene che comporta aborti nei bovini ed ovini dal
Nella Febbre Q si
conoscono due Cicli d'infezione: il primo negli animali domestici (bovini,
ovi-caprini essenzialmente) il secondo negli animali selvaggi e loro
ectoparassiti, zecche in particolare. Fra gli animali selvatici sono
particolarmente recettivi i marsupiali, roditori e lagomorfi. Tra le zecche le
famiglie degli Ixodes e Argasidi.
La differenza tra i
due cicli di malattia non è ben conosciuta. Sembra più probabile che i bovini e
gli ovi-caprini possono infettarsi tramite le zecche infette anche se
l'inalazione di residui placentari e di liquido amniotico rappresenta il modo
di trasmissione più frequente. Anche la polvere può trasportare a distanza la
rickettsie.
Per la diagnosi della
malattia si preferisce fare uso dei tests sierologici.
La reazione di
fissazione del complemento è la più utilizzata. La diagnosi si basa sulla
differenza di titolo tra due campioni di sangue: il primo prelevato nella fase
acuta della malattia, il secondo durante la convalescenza. Per l'isolamento
della Coxiella Burnetii si ricorre ad inoculare come animali di laboratorio la
cavia, il topino e le uova embrionate.
Si può isolare
direttamente dal sangue nella fase febbrile della malattia. Altro materiale di
inoculo può essere rappresentato dal latte, placenta e liquido amniotico.
La malattia nell'uomo
La Febbre Q si
presenta in casi sporadici o in focolai epidermici. L'infezione umana è spesso
inapparente. Il personale che si occupa dell'allevamento rappresenta una
categoria ad alto rischio. Anche il personale dei macelli e che lavorano la
lana possono infettarsi per inalazione di polvere ambientale infetta. Il
periodo d'incubazione oscilla da
La sintomatologia è
caratterizzata da febbre, raffreddore, tosse, espettorazione abbondante, dolori
toracici, sensazione di malessere, anoressia, mialgie, nausea, vomito. La
febbre è intermittente e dura in genere da
La mortalità è
inferiore all'
Profilassi
Un vaccino inattivato
al formolo con Coxiella Burnetii in fase I è disponibile per le categorie socio
professionali molto esposte. Questo vaccino sperimentato su dei volontari ha
dato buoni risultati.