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LE FIBRE ALIMENTARI

 

La denominazione "fibra alimentare" è stata introdotta nel 1953 per descrivere le componenti della parete cellulare delle piante. Questa definizione nel corso degli anni si è allargata e comprende oggi tutte quelle componenti degli alimenti che non vengono digerite o quasi, ma che comunque svolgono importanti funzioni nel nostro organismo.

 

Chimicamente le fibre sono dei carboidrati complessi non disponibili (cioè non digeribili, non assorbibili, o non metabolizzabili in quanto l'organismo umano è sprovvisto degli enzimi in grado di digerire le fibre) quali ad esempio la cellulosa, le pectine, le emicellulose ed una varietà di gomme e mucillagini di varia origine. A questi composti si aggiunge solitamente anche la lignina, un polimero della parete cellulare vegetale non composto da

carboidrati, ma altrettanto indigeribile.


Le fonti più importanti di fibra alimentare sono i cereali, la verdura, la frutta, i legumi, la frutta secca e i semi. La maggior parte delle fibre dei cereali si trova nel rivestimento esterno del chicco, che viene eliminato durante la raffinazione: ecco perché prodotti come il riso, la pasta e il pane integrali sono migliori fonti di fibre, rispetto ai loro corrispettivi "bianchi".

Normalmente le fibre alimentari vengono ulteriormente distinte in fibre solubili (insulina, pectina, gomme) e in fibre insolubili (cellulosa, emicellulosa, lignine). Una caratteristica delle fibre insolubili molto utile in caso di stipsi è che queste fibre, una volta giunte nell'intestino, assorbendo acqua, si rigonfiano aumentando la massa fecale e attivando la

 motilità intestinale.


Nello stomaco e nell'intestino tenue sono soprattutto le proprietà fisiche delle fibre alimentari ad avere un ruolo importante. Le fibre solubili aumentano il grado di viscosità del contenuto dello stomaco, che a sua volta determina la velocità del passaggio del cibo dallo stomaco nel duodeno. In questo caso l'aumento della viscosità del contenuto dello stomaco determinato dalla presenza di fibre solubili, diminuisce la velocità del passaggio al duodeno, aumentando così la sensazione di sazietà, importante per il controllo del peso corporeo. Inoltre, la presenza delle fibre miscelate al resto del bolo alimentare ostacola il contatto dei carboidrati e, probabilmente, anche delle proteine e dei grassi, con gli enzimi digestivi dell'intestino tenue, influenzando significativamente il grado di digestione di questi componenti dei cibi. Sicché, grazie all'azione delle fibre che riducono l'assorbimento di carboidrati, il tasso glicemico (un valore che indica il livello dello zucchero glucosio) nel sangue diminuisce, così come viene ridotta l'insulinemia (cioè la quantità di insulina, un ormone che favorisce il trasporto dello zucchero dal sangue alle nostre cellule); effetti particolarmente favorevoli per chi soffre di diabete causato da una ridotta tolleranza al glucosio.

Alcune fibre solubili come la pectina sono in grado di abbassare il livello di colesterolo nel sangue, legandosi ad esso nell'intestino. Questo fatto potrebbe avere effetti positivi per la prevenzione delle malattie cardiovascolari, visto che il colesterolo viene considerato un importante fattore di rischio per lo sviluppo di queste patologie. Inoltre, la riduzione del tempo di transito del bolo alimentare nell'intestino operato dalle fibre, riducendo il tempo di contatto delle sostanze dannose con la mucosa intestinale, sembra portare a una riduzione dell'incidenza di tumori al colon-retto. Ma un consumo esagerato di fibre potrebbe avere anche qualche effetto collaterale non desiderato. A parte lo sviluppo di gas nell'intestino che ne comporta la distensione con conseguenti dolori addominali e flatulenza, un consumo di grandi quantità di fibre può determinare una riduzione dell'assorbimento di minerali quali ferro, zinco e calcio. In Italia i valori medi di assunzione di fibra alimentare sono risultati essere compresi fra i
21 e 25 grammi al giorno; il valore ritenuto ottimale dalla Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) è di 30 grammi al giorno per gli adulti, ed è pertanto facilmente raggiungibile dando occasionalmente preferenza ad alimenti integrali o particolarmente ricchi in fibra. Poiché in base alle prove scientifiche è tuttora difficile distinguere il contributo diretto della fibra da quello di altri componenti presenti in una dieta ricca in alimenti vegetali (minerali, vitamine, antiossidanti, ecc.) nel mantenimento dello stato di salute, un aumento dell'assunzione di fibra rispetto ai

valori attuali sembra auspicabile


In conclusione, pur non potendosi considerare un nutriente, la fibra alimentare esercita effetti di tipo funzionale e metabolico che la fanno ritenere un importante componente della dieta umana. Fra i diversi effetti della fibra alimentare vorremo ricordare in particolare:

  • aumento del senso di sazietà che può contribuire positivamente al controllo del peso corporeo;
  • miglioramento della funzione intestinale e dei disturbi ad essi associati (stitichezza, diverticolosi);
  • riduzione del rischio di tumori al colon-retto;
  • riduzione del rischio di diabete;
  • riduzione del rischio di malattie cardiovascolari;
  • riduzione del rischio di obesità;