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DEFINIZIONE DI PERICOLO GRAVITÀ RISCHIO

Alcuni termini di uso comune quando parliamo di autocontrollo (HACCP) sono:

·        pericolo

·        rischio 

·        gravità.

Tali termini possono generare confusione, se citati impropriamente e a volta lo sono.

Possiamo avere situazioni in cui la probabilità è bassa , ma la gravità è elevatissima e viceversa.

Rischio e gravità sono fra loro indipendenti.

Rischio è la probabilità di un evento.

Gravità è la dannosità per la persona.

PERICOLO

Il pericolo è l'agente o biologico o chimico o fisico che rende alimento non salubre, cioè l'ingestione provoca un danno.

Ecco degli esempi:

·        pericolo chimico: è un pericolo chimico la presenza in un alimento di antiparassitari in eccesso, che introdotti cronicamente possono determinare un tumore;

·        pericolo fisico: è un pericolo fisico la presenza in un alimento di piccoli frammenti di vetro, la cui ingestione causa un traumatismo immediato;

·        pericolo biologico: è un pericolo biologico la presenza in un alimento della tossina botulinica, che provoca una intossicazione entro poche ore e con elevata probabilità di morte.

RISCHIO

È la probabilità, la possibilità che si verifichi un danno a chi mangia.

Quindi è un dato statistico.

Deve essere applicato ad ogni pericolo.

Ecco degli esempi:

·        pericolo chimico: la presenza in un alimento d'antiparassitari in eccesso è un pericolo chimico; la probabilità di somministrare un alimento contenente antiparassitari sarà pari a zero se utilizziamo prodotti di coltivazione di tipo biologico;

·        pericolo fisico: la presenza in un alimento di anelli è un pericolo fisico; la probabilità di somministrare un alimento contenente anelli sarà medio alta se gli operatori lavorano con anelli nelle mani e invece sarà nullo se gli operatori non indossano anelli;

·        pericolo biologico: la presenza in un alimento della tossina botulinica è un pericolo biologico; la probabilità di somministrare alimenti con tossina botulinica sarà media se le conserve usate sono di provenienza domestica, familiare, e sarà bassissima se invece sono di provenienza industriale.

GRAVITÀ

La gravità indica, quando l'evento sfavorevole accade, quanto è grave.

1)pericolo chimico: la presenza in un alimento di antiparassitari in eccesso; la gravità è consistente nel lungo periodo, cioè se l'introduzione è costante nel tempo, in quanto può scaturire un tumore;

2)pericolo fisico: la presenza in un alimento di anelli; la gravità sarà elevata perché l'ingestione di un anello può provocare La morte per asfissia;

3)pericolo biologico: la presenza in un alimento della tossina botulinica; la gravità è elevatissima perché l'intossicazione da parte di tossina botulinica è molto spesso letale.

DEFINIZIONE DEI SETTE PRINCIPI DELL' HACCP

Spieghiamo brevemente i sette principi fondamentali dell' HACCP.

In particolare ricordiamo:

1.      l'analisi del pericolo

2.      l'individuazione dei punti critici

3.      la definizione dei limiti critici

4.      l'azione correttiva

5.      il monitoraggio

6.      la documentazione

7.      la revisione

ANALISI DEL PERICOLO

Consiste nell’individuare, nel ciclo di lavorazione che compiono gli alimenti, tutti i pericoli (chimici, fisici, biologici) che possono verificarsi e manifestarsi.

Fare una buona analisi dei pericoli è fondamentale per costruire il piano di autocontrollo.

Occorre quindi conoscere il ciclo di lavorazione, conoscere la microbiologia, la composizione chimica dell’alimento e la sua costituzione fisica.

INDIVIDUAZIONE DEI PUNTI CRITICI DI CONTROLLO

Consiste nell’individuare tutte quelle operazioni che annullano o riducono al minimo la possibilità che il pericolo si manifesti.

I punti critici variano a seconda dell’attività che esaminiamo.

Facciamo degli esempi di punti critici di controllo:

·        ristorante: controllo temperatura di conservazione, pulizia attrezzature e locali;

·        cucina centralizzata: controllo temperatura di conservazione, pulizia attrezzature e locali, controllo temperature di cottura;

·        produzione di pasta fresca artigianale: controllo temperatura di conservazione, pulizia attrezzature e locali, controllo approvvigionamento uova;

·        cantina vinicola: dosaggio anidride solforosa, imbottigliamento;

·        essiccazione cereali: fase di essiccazione, controllo della temperatura di conservazione in silos, controllo infestanti.

STABILIRE I LIMITI CRITICI

Consiste nel decidere i valori di tipo chimico, fisico, e biologico presi come riferimento ideale, cioè che non dovrebbero essere superati, stabilendo anche i margini di tolleranza.

Ad esempio stabiliremo le temperature ideali di conservazione degli alimenti e le temperature massime tollerate.

Fissare i limiti critici ed i margini di tolleranza è una operazione importante. E’ necessario conoscere bene la microbiologia e l’alimento e soprattutto non bisogna essere troppo severi se poi non si è in grado di mantenere quanto è stato deciso.

Ad esempio se vogliamo fissare la temperatura di conservazione di una cella frigo di carne possiamo considerare come limite critico 4°c e stabilire che se riscontriamo una temperatura di 6°c riportiamo rapidamente la temperatura a 4°c; se invece la temperatura è 7°c, utilizziamo rapidamente la carne.

Se poi nella applicazione del piano, quando troviamo 9°c, non ci comportiamo come abbiamo deciso, ma riportiamo la temperatura della cella rapidamente a 4°c, tanto vale scrivere cosa facciamo, e non dichiarare procedure che non seguiamo.

L’altro errore è l’opposto: cioè fissare dei limiti critici troppo a nostro favore, che finiscono col non garantire l’igiene  degli alimenti. Ad esempio fissiamo come temperatura di conservazione della carne 10°c e come limite critico consideriamo che fino ad una temperatura di 25°c non facciamo altro che riportare la temperatura della cella rapidamente al valore di 10°c.

Se fissiamo tali valori, l’igiene non è garantita.

STABILIRE L'AZIONE CORRETTIVA

Consiste nello stabilire le azioni da attuare quando il limite critico è superato.

Le azioni correttive devono essere definite prima di riscontrare un superamento del limite critico.

Ad esempio non posso dire che il limite critico della temperatura del frigorifero delle carni è 6°c e non avere già deciso come comportarmi se trovo la temperatura a 15°c.

EFFETTUARE IL MONITORAGGIO

Monitorare significa effettuare in continuazione i controlli stabiliti nel nostro piano di autocontrollo.

Se il monitoraggio non è costante, il piano di autocontrollo non sarà efficace.

Il monitoraggio deve essere documentato.

Occorre decidere:

·        chi esegue il monitoraggio

·        ogni quanto effettuare il controllo

DOCUMENTAZIONE HACCP

È la registrazione di quanto deciso nel piano haccp e che ne dimostra l'esecuzione quotidiana, continua.

Per documentare i controlli fatti il (controllo delle temperature, oppure l’avvenuta pulizia secondo al piano di pulizia) non è necessario avere dei moduli, o dei registri particolari. Va bene anche usare un quaderno, un’agenda, perché l’importante è scrivere quello che si fa, e non su cosa lo si scrive.

La documentazione deve essere conservata e messa in visione di chi è autorizzato al controllo.

VERIFICA

A scadenze determinate valutare se il piano è stato seguito sempre correttamente e se deve essere modificato.

Una piccola attività potrà effettuare una verifica sulla funzionalità del suo piano una volta all’anno; invece un’attività produttiva come una cantina vinicola, un pastificio, un ristorante di successo, un centro di produzione pasti potranno verificare la validità del loro piano ogni 3 o 6 mesi.

ELENCO DEI PERICOLI

Per individuare i pericoli presenti nell'attività in esame occorre innanzi tutto avere il quadro completo di tutti i pericoli.

I pericoli possono essere di tre tipi:

·        chimico

·        fisico

·        biologico

ELENCO DI PERICOLI CHIMICI

1.      pesticidi (nei prodotti ortofrutticoli)

2.      metalli quali il piombo (Pb), il nichel (Ni), il mercurio (Hg), il rame (Cu)

3.      tossine (nei  prodotti del mare)

4.      antibiotici (in animali)

5.      metanolo (nel vino)

6.      cessioni da imballaggio ( bande stagnate nelle conserve alimentari)

7.      detergenti e disinfettanti (se il risciacquo è insufficiente o errato)

8.      farmaci anabolizzanti (in animali)

9.      conservanti (se presenti in quantità eccessive)

10.  tossine (come le micotossine prodotte dai funghi, o le tossine ASP, DSP, PSP, riscontrabili nei molluschi)

ELENCO DI PERICOLI FISICI

1.      radioattività (negli ortofrutticoli, nel latte e suoi derivati)

2.      insetti (cereali)

3.      frammenti quali: legno, vetro, metallo, plastica, terriccio

4.      frammenti di origine umana: effetti personali, capelli, peli, stoffa, cerotti, bottoni

5.      residui di alimenti: spine di pesce, nocciolo

6.      parti meccaniche (viti, bulloni) 

ELENCO DI PERICOLI BIOLOGICI - MICROBIOLOGICI

BATTERI

1.      Bacillus cereus

2.      Clostridium perfrigens

3.      Clostridium botulinum

4.      Yersinia enterocolica

5.      Stafilococco aureo

6.      Salmonelle

7.      Campylobacter

8.      Shigelle

9.      Escherichia coli

10.  Brucelle

11.  Vibrio cholerae

12.  Vibrio parahaemolyticus

13.  Listeria monocytogenes

14.  Micobatterio tubercolare

 MICETI

1.      Candida

2.      Aspergillus

VIRUS

1.      Epatite A

2.      Norwalk

 PROTOZOI

1.      Giardia lamblia

2.      Toxoplasma gondii

3.      Entamoeba histolyca

4.      Balanitidium coli

5.      Cytosporidium

VERMI

1.      Schistosoma bovis

2.      Trichuris trichiura

3.      Botriocefalo

4.      Taenia saginata

5.      Taenia solium

6.      Echinoccus granulosus

7.      Trichinella spiralis

CHE FARE A QUESTO PUNTO

A questo punto abbiamo tutti gli elementi, tutte le conoscenze per poter costruire da soli il nostro piano di autocontrollo. 

Non resta che provare a costruirne uno, il nostro.

ORA ABBIAMO TUTTO IL NECESSARIO

Considerando che conosciamo bene la nostra attività lavorativa, e le nozioni di microbiologia, di buone pratiche di lavoro e di autocontrollo le abbiamo gradatamente acquisite, mettiamo a frutto il tutto e vediamo che risultato salta fuori.

Per evitare errori e rinfrescare la memoria ripetiamo il testo del decreto legislativo 155/97.

SE SIAMO IN UNA REGIONE DOVE SI E' SEMPLIFICATO IL PIANO HACCP

Se il nostro albergo (o bar, o ristorante) è localizzato in una Regione italiana dove la nostra categoria rientra nella semplificazione invocata dalla legge 526/99, sarebbe opportuno approfittarne. Qualora in un futuro più o meno prossimo dovessimo accorgerci di avere notevole dimestichezza con il piano, potremo sempre passare alla forma più complessa del piano.

Cerchiamo di fare senza strafare, consci che è meglio partire con modestia; per diventare grandi abbiamo tempo.

SE SIAMO IN UNA REGIONE DOVE NON SI E' SEMPLIFICATO IL PIANO DI AUTOCONTROLLO

Se invece la nostra attività non rientra fra quelle che possono usufruire della semplificazione, facciamocene una ragione; faremo un po' più di fatica, ma anche noi avremo e applicheremo sufficientemente il piano di autocontrollo.

COME SUDDIVIDIAMO IL NOSTRO PIANO

Il nostro piano di autocontrollo, semplificato o no, possiamo dividerlo in due parti.

La prima parte la chiameremo parte generale, e la seconda parte specifica.

La parte generale consta nella descrizione della struttura, delle attrezzature, dei clienti, dei fornitori, degli alimenti prodotti; sono inoltre presenti i riferimenti legislativi, un poco di definizioni, e un minivocabolario dell'haccp.

La parte generale deve esserci, deve essere al contempo semplice, esauriente e fornire un quadro generale del nostro locale.

La seconda parte è specifica, dove si esegue l'analisi dei pericoli, definendo i limiti critici, azioni correttive e monitoraggio. Il tutto andrà documentato e sarà soggetto a revisione periodica.

PARTE GENERALE DEL PIANO DI AUTOCONTROLLO

Questo indice di 23 punti può essere utilizzato da chiunque come traccia per prepararsi autonomamente la parte generale del piano di autocontrollo.

1 nome

2 sede

3 titolare

4 numero autorizzazione sanitaria

5 norme di riferimento

6 elenco delle definizioni

7 descrizione del personale

8 gruppo di lavoro

9 descrizione del locale

10 elenco attrezzature

11 descrizione ambiente esterno

12 approvvigionamento di acqua

13 eliminazione rifiuti

14 tipo di utenza

15 elenco dei fornitori

16 alimenti usati

17 alimenti prodotti

18 alimenti potenzialmente pericolosi

19 problema infestazioni

20 planimetria e relazioni tecniche

21 diagramma di flusso

22 temperature di conservazione e di trasporto

23 buone pratiche di lavorazione

1,2,3 NOME, SEDE, TITOLARE

L'attività in esame è denominata.........

Localizzata in comune di ……………………..

nella frazione di ……………………………...

via……………………………………………..

Tale istituto è sotto la responsabilità di ……………………….

4 NUMERO DI AUTORIZZAZIONE SANITARIA

L'autorizzazione sanitaria è stata rilasciata dal

Sindaco di……………… ……

il…….. ………………………

ed ha numero …………………

5 NORME DI RIFERIMENTO

Nella predisposizione del piano faremo riferimento alle seguenti norme.

Per chiarezza inseriamo una tabella che indica la norma e la gazzetta di pubblicazione, e chi desidera potrà andare a visionare la Gazzetta Ufficiale di pubblicazione. 

Legge 283/62

 

DPR 327/80

 

D lgs 155/97

 

Circolare ministeriale 11/98

 

Circolare ministeriale 2/98

 

Legge 236/99

 

 

 

 

 

 

 

6 DEFINIZIONI IMPORTANTI andate a rileggervi le definizioni nella pagina collegata...

7PERSONALE

Il personale è così composto:

8.GRUPPO DI LAVORO

Il gruppo di lavoro è costituito dalle seguenti persone: …………………………………..

Tale gruppo si riunisce ogni 60 giorni.

 9.DESCRIZIONE DEI LOCALI

per la descrizione dei locali si rimanda alla planimetria e alla relazione tecnica allegate all'autorizzazione sanitaria.

 10.ELENCO DELLE ATTREZZATURE PER OGNI CUCINA E BAR

 fare elenco

11.IMPATTO DELL'AMBIENTE ESTERNO

indicare se in campagna

indicare se in città

indicare presenza di traffico 

12.APPROVVIGIONAMENTO IDRICO

L'acqua utilizzata proviene dall'acquedotto pubblico; riteniamo pertanto inutile eseguire dei campionamenti.

Non è stato installato nessun tipo di addolcitore.

Non sono presenti cisterne per l'accumulo intermedio di acqua.

13.ALLONTANAMENTO DEI RIFIUTI SOLIDI E LIQUIDI

Per i rifiuti liquidi è presente l ' autorizzazione allo scarico in fognatura.

I rifiuti solidi sono immessi nel cassonetto apposito all'esterno.

Per gli oli residui di frittura è presente contratto di smaltimento con ditta autorizzata.

14.TIPO DI UTENZA

turisti di passaggio

scolari

anziani

15. ELENCO DEI FORNITORI

Gli alimenti sono acquistati presso:

Fare un elenco dei fornitori specificando il tipo di alimento che forniscono.

 16. ALIMENTI USATI

Gli alimenti che utilizzo sono:

 (fare l'elenco)

17.ALIMENTI PRODOTTI

Gli alimenti prodotti sono i seguenti:

(fare l'elenco)

18.ALIMENTI PERICOLOSI

Gli alimenti più pericolosi sono:

(fare l'elenco)

19. POSSIBILI INFESTAZIONI

Gli infestanti che con più probabilità possono danneggiare le derrate in deposito ed emettere microbi sono i roditori, gli scarafaggi e gli insetti volanti come mosche e zanzare.

Sono posizionate in vari locali zanzariere.

Per i roditori si agisce mantenendo ordine dei depositi.

Inoltre seguiamo buone pratiche per il deposito degli alimenti evitando l'accatastamento che favorisce l'annidamento di insetti e il passaggio di roditori

I residui alimentari sono raccolti immediatamente.

20. PLANIMETRIE E RELAZIONI TECNICHE

planimetria e relazioni tecniche:

sono confermate quelle esistenti ed allegate all'autorizzazione sanitaria.

21. DIAGRAMMA DI FLUSSO

Approvvigionamento

Stoccaggio

Preparazione

Somministrazione

 

 

TEMPERATURE DI CONSERVAZIONE E DI TRASPORTO andate a rileggervi le temperature dalla pagina collegata...

BUONE PRATICHE DI LAVORAZIONE. andate a rileggervi le buone pratiche di lavorazione dalla pagina collegata...

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