Autunno 2010 Campagna di prevenzione degli avvelenamenti da
funghi
I dati sinora disponibili in relazione alle intossicazioni da funghi sono frammentari
ed incompleti. Si può affermare che, come è
da attendersi, l'incidenza delle intossicazioni è strettamente
correlata con l'andamento stagionale dei funghi, come pure è
legata alla produttività dei carpofori.
L'efficacia terapeutica delle
intossicazioni più gravi, in particolare quelle da
amatossine, è strettamente legata alla tempestività
dell'intervento medico come nel caso di
intossicazioni da amatossine dove è
fondamentale la diagnosi di sospetto e il rapido approccio
terapeutico con diuresi forzata.
Nei casi non gravi di
intossicazioni da funghi, che normalmente corrispondono a quelle
con incubazione breve, è difficile individuare la specie fungina
coinvolta oppure differenziare il quadro clinico dalle
intolleranze alimentari o dalle tossinfezioni
alimentari.
Il protocollo diagnostico-terapeutico
attivato in regione Puglia, ha consentito di uniformare
l'approccio ai soggetti con intossicazione da funghi. Se da una
parte ci si augura che tutti i medici operanti in strutture
sanitarie pubbliche o private attuino tale protocollo, d'altra
parte si sente la necessità di una revisione
dello stesso per adeguarlo alle più recenti conoscenze.
A tal riguardo vanno considerati i seguenti punti:
a) La
diagnosi differenziale.
Le intossicazioni da funghi
vengono inquadrate tra le gastroenteriti da sostanze
esogene e devono essere distinte da forme di intolleranza
alimentare e dalle tossinfezioni
alimentari.
b) Le diverse competenze.
All'esordio
la diagnosi è soltanto clinica. Solo il dosaggio dell'alfa-amanitina superiore a 10ng/mL è
in grado di discernere con sicurezza una intossicazione da
amatossine ma allo stato attuale sono troppo pochi i casi
che rientrano in tale situazione.
c) L'efficacia degli
strumenti diagnostici.
Vi è la competenza del micologo
che permette la diagnosi presuntiva della specie fungina
coinvolta, e quella del medico che, considerando la clinica,
definisce il quadro nosologico. Il laboratorio, salvo che per il
dosaggio dell'amanitina, non è in grado di permettere una diagnosi esatta,
anche se fornisce informazioni sulla funzionalità dei diversi
organi.
d) Le nuove possibilità diagnostiche.
Il
riscontro nei soggetti intossicati di orellanina è solo allo stato sperimentale, come pure
l'isolamento in alcune specie fungine di sostanze dimostrate
essere tossiche in animali da esperimento. La messa a punto di
metodi sufficientemente rapidi e approntabili in tutti o nei
principali laboratori clinici potrebbe consentire di ottenere
metodi rapidi ed efficienti. In tal caso si dovrà tener conto
anche del costo/beneficio di tale impostazione.
Nell'ambito del possibile danno connesso con l'alimentarsi
quello da funghi è tra i più gravi ed è prevenibile o
comunque arginabile se la diagnosi è il più precoce
possibile. Tra gli avvelenati da funghi, il minor numero di
pazienti presenta una sindrome patognomonica a latenza inferiore
a
6 ore ed a prognosi fausta. La grande
maggioranza dei pazienti invece accusa unicamente sintomi
gastrointestinali a latenza inferiore a 16 ore e
senza febbre, e questo quadro è condiviso dalla maggioranza di
chi presenta le ben più frequenti intossicazioni alimentari di
altra eziologia; la diagnosi differenziale clinica fra questi
due gruppi talvolta è possibile per criteri epidemiologici, ma
più spesso non è possibile (e questo vale anche quando i sintomi
gastrointestinali si presentano dopo le 16 ore dal pasto). La presenza di lombalgia
e/o poliuria-oligoanuria deve far
sospettare il danno renale.
Solo una piccola parte delle
numerosissime specie fungine è tossica, pur tuttavia ogni anno
si rilevano in Italia numerosi casi di
intossicazioni, anche mortali; ciò è dovuto principalmente alla
completa superficialità del cercatore di funghi dilettante che
raccoglie, e purtroppo consuma senza un serio controllo
micologico, tutto ciò che gli sembra commestibile, senza
rendersi conto del reale pericolo a cui va incontro.
La
sintomatologia gastroenterica, nausea e ripetuti episodi di
vomito e diarrea, compare con latenze intorno alle 2-3 ore, per funghi con modesta tossicità d'organo e quasi
nulla mortalità; ben diversa è l'intossicazione da funghi che
può manifestarsi con una sindrome tardiva superiore alle 6 ore ( 8-12),
perché provoca una più alta incidenza di morbilità e mortalità.
I sintomi inizialmente possono mimare una gastroenterite di tipo
influenzale, così che il paziente e lo stesso medico curante
sottovalutano il rischio, e si ricorre all'ospedalizzazione ed
alla cura tardivamente, compromettendo a volte in maniera
irreparabile lo stato di salute.
Fra le sindromi a lunga
incubazione si distinguono la sindrome falloidea (da Amanita phalloides,
A. verna, A. virosa, Galerinaautumnalis), la sindrome
parafalloidea (da Lepiotahelveola, L.
brunneoincarnata, Entoloma
lividum), sindrome gyromitriana
(da Gyromitra esculenta) e la sindrome
orellanica (da Cortinarius).
La più frequente è, di solito,
l'intossicazione da amanita phalloides,
la cui tossicità è legata alla presenza di amatossine che hanno come organo bersaglio il fegato;
l'azione tossica si esplica con il blocco della sintesi delle
proteine per inibizione del RNA polimerasi
II e conseguente morte cellulare.
È sufficiente anche un
solo cappello, pari a circa 20gr, a determinare gravi
intossicazioni che, inizialmente, sono caratterizzate da
frequenti episodi di vomito, diarrea e dolori addominali con
conseguente rapida comparsa di gravi stati di disidratazione e
squilibri elettrolitici.
L'interessamento epatico, che si
configura come una vera e propria epatite acuta, insorge dopo 24-48 ore dall'ingestione e, nei casi più gravi, può evolvere
verso una gravissima insufficienza funzionale di tale organo,
incompatibile con la vita.
Il danno renale è di solito
secondario alla grave disidratazione, dovuta ai numerosi episodi
di vomito e diarrea e non per un'azione diretta delle tossine
sul rene.
Tutte le gastroenteriti che compaiono dopo
ingestione di funghi non controllati, con una latenza superiore
alle 6 ore,
devono essere trattate il più precocemente possibile con la
decontaminazione (lavanda gastrica, carbone a dosi ripetute e
purgante salino) e con un'infusione di liquidi, pari a circa 1 litro
ogni 10 Kg di peso corporeo, per garantire un'adeguata volemia, soprattutto a livello splancnico,
in considerazione del fatto che il trattamento è tanto più
efficace quanto più è precoce.
È opportuno cercare sempre
residui dei funghi consumati, cotti o crudi, e inviare ai
micologi anche campioni di aspirato gastrico, per avere la
conferma sulla specie fungina responsabile dell'intossicazione .
Un campione di urine, prelevato prima dell'inizio dell'iperidratazione,
consente di dosare l'amanitina
urinaria, ad ulteriore conferma del dubbio diagnostico.
Malgrado la progressiva riduzione dei tassi di mortalità
registrata negli ultimi
20 anni, la percentuale dei decessi per intossicazione da amatossine è comunque rilevante, ciò giustifica la continua
ricerca di una terapia antidotica
realmente efficace; al momento attuale non è disponibile alcun
antidoto di cui sia stata dimostrata l'efficacia con studi
controllati.
TERAPIA: Dato il lungo periodo di latenza e
quindi la impossibilità di trattare il paziente precocemente, a
nostro avviso la terapia più efficace è quella PREVENTIVA che si
dovrebbe fare sia a livello di mass media che nelle scuole e in
collaborazione con i centri di micologia. Fallita
malauguratamente la prevenzione occorre uniformarsi ai criteri
generali utilizzati per le intossicazioni da funghi e del
trattamento delle insufficienze renali in genere anche di
differenti origini.
La raccolta e commercializzazione dei
funghi epigei freschi e conservati è oggi disciplinata dalla legge 23 agosto 1993,n. 352, come modificata ed integrata dal Decreto del Presidente
della Repubblica 14 luglio
1995, n. 376, e dal decreto del Ministro della Sanità 29 novembre 1996, n. 686, che fissa i criteri e le modalità per il rilascio
dell'attestato di micologo.
Accanto a questa normativa di
carattere specifico (normativa primaria) ruotano una serie di
disposizioni legislative di carattere generale (normativa
secondaria) che sono indirettamente coinvolte nella
preparazione, lavorazione, conservazione e commercializzazione
dei funghi epigei freschi e conservati, Ci si intende
riferire in particolare alla legge 30.4.1962, n. 283
(Disciplina igienica della produzione e della vendita delle
sostanze alimentari e delle bevande), al D.P.R. 26.3.1980, n.
327 (Regolamento di esecuzione della
legge
283/62), al D.Lgs. 26.5.1997, n. 155 (Igiene dei prodotti alimentari), al D.M. 27.2.1996, n. 209 (Additivi alimentari), al Reg. (CEE/2218/89 Limiti di contenuto di radioattività), al D.Lgs. 27.1.1992, n. 109
(Etichettatura dei prodotti alimentari) ed al
D.Lgs. 3.3.1993,n.
123 (Controllo ufficiale dei prodotti alimentari)
Trattare gli argomenti concernenti le intossicazioni da funghi
porti, inevitabilmente, ad affrontare anche l'argomento
prevenzione.
L'annuale ripetersi di fatti drammatici,
conseguenti ai più banali e superficiali comportamenti dovuti a
un'insufficiente conoscenza della materia, pone l'obbligo di
prendere in seria considerazione il problema dei modi d'agire, a
vari livelli, per quanto concerne la
commestibilità dei funghi.
Questo argomento è molto sentito nell'ambito della nostra
Associazione e da tempo stiamo operando per giungere
all'individuazione e alla composizione di un quadro operativo
razionale.
L'attività formativa che abbiamo portato
avanti nelle Scuole, seppure in maniera spontanea e non
pianificata ma comunque efficace con i suoi oltre 10 anni d'esperienza, ci ha mostrato quanto i giovani possano
essere recettivi di fronte ad argomentazioni serie ed illustrate
con chiarezza.
Ancor più è emerso come il messaggio,
raccolto dal giovane, venga da egli "veicolato" nell'ambito
familiare, o comunque collettivo, riuscendo ad avviare un
dibattito, e nella maggior parte dei casi un dialogo, anche con
gli adulti che, sino ad allora, si comportavano come unici
custodi di gelose "conoscenze" acquisite in maniera empirica e,
purtroppo, sovente responsabili di conseguenze appunto
drammatiche.
I funghi costituiscono un grande phylum di organismi (Regno
Mycota o Fungi), una volta considerati parte dei vegetali, ma da
cui si differenziano in quanto completamente privi di
clorofilla (e plastidi) e perciò incapaci di trasformare le
sostanze inorganiche in organiche.
Devono essere perciò parassiti o saprofiti. Sono talvolta
unicellulari (lieviti) ma più frequentemente sono costituiti da
cellule tra loro comunicanti, disposte linearmente in filamenti
detti ife.
Queste possono intrecciarsi tra loro costituendo talvolta un
ifenchima o falso tessuto. L'insieme di esse si dice micelio
ed è immerso nel substrato (terreno, legno, letame) in cui i
Funghi si sviluppano. Essi infatti si nutrono in genere per
assorbimento, dopo digestione esterna mediante esoenzimi;
La parete cellulare è generalmente costituita da micosina,
un polisaccaride affine alla chitina; la sostanza di riserva è
il glicogeno. La riproduzione ha luogo in vario modo,
spesso coesistendo nella stessa specie una riproduzione
agamica ed una sessuata cui prelude, nelle specie
superiori, la formazione di un corpo fruttifero che può avere
dimensioni macroscopiche (funghi a cappello, tartufi). La scelta
della via riproduttiva è fortemente legata alle condizioni
ambientali: in condizioni estreme o di difficoltà viene sempre
privilegiata la via sessuata, per ovvie ragioni di opportunità.
In condizioni di agio invece si ha prevalenza della replicazione
asessuata, più rapida e più adatta a colonizzare gli spazi in
tempi brevi.
Le innumerevoli specie di funghi presentano tanto una
grandissima importanza ecologica -poiché con i batteri
hanno il compito delle trasformazioni della sostanza organica-
quanto una valenza sia dal punto di vista pratico poiché alcuni
di essi (a vita parassita) causano enormi danni ad altri
organismi fitopatogeni, ad es.). Se si esclude la loro
fondamentale importanza nella produzione di antibiotici,
la loro valenza in ambito farmaceutico è limitata all'aspetto
tossicologico e patologico e solo in pochi casi vengono
impiegati prodotti erboristici direttamente derivati da funghi.
Un'eccezione è costituita da alcuni prodotti di fermentazione di
origine orientale (riso rosso fermentato) e dall'impiego di
ceppi fungini nell'industria farmaceutica di sintesi (produzione
di statine per il controllo del colesterolo, ad es.)
Ecologicamente importante la loro partecipazione alle
simbiosi di tipo micorrizico, nelle radici di alcuni
vegetali (Leguminosae, Ericaceae, ad es.).
Tassonomicamente il phylum è suddiviso in Ascomiceti,
Basidiomiceti e altri gruppi di minore importanza tassonomica
come gli Zygomiceti, cui appartengono molte muffe.
Ascomycota. Funghi terrestri con ife organizzate in miceli
che si accrescono nel terreno. I principali generi sono:
Penicillium, Aspergillus, Claviceps. Al momento della
riproduzione producono corpi fruttiferi costituiti da ife
intrecciate, sui quali è presente un imenio fertile costituito
da sporangi a forma di sacco (aschi) nel quale ha luogo
la meiosi e si formano le meiospore (di solito otto).
Essi si formano per fusione di un anteridio maschile
(funzionalmente analogo dell'antera delle piante superiori) e di
un ascogonio femminile, portati dal medesimo individuo. La
propagazione vegetativa per mezzo di conìdi o mitospore è
molto diffusa ed attivata in funzione dello stato di stress nel
quale il fungo si trova a vegetare. In condizioni
particolarmente critiche, infatti, è sempre preferita la
riproduzione sessuata, che garantisce migliori chances di
sopravvivenza in chiave evolutiva, mentre in condizioni normali
la riproduzione vegetativa è sempre preferita.
Gli aschi
possono avere forma differente ed essere raccolti in tre tipi
fondamentali di corpi fruttiferi: i cleistoteci, i
periteci ed gli apoteci.
Affini agli
ascomiceti sono i deuteromiceti o funghi imperfetti, nei
quali prevale la riproduzione asessuata. Appartengono a questa
categoria molti produttori di antibiotici e micotossine nonchè
diversi patogeni della pelle (dermatofiti).
Basidiomycota. Pur essendo simili agli ascomiceti hanno
sporangi differenti, detti basìdi, aventi forma clavata.
Il basidio reca esternamente, sulla parte ingrossata
superiormente o lateralmente, 4 spore portate da peduncoli detti
sterigmi. Sono basidiomiceti la maggior parte dei funghi a
cappello. Nella parte inferiore del cappello si trova l'imenio
fertile, organizzato in genere in lamelle o tubuli che portano i
basidi. Fanno parte del gruppo oltre 10.000 specie, tra cui
molti funghi commestibili.
Tossicologia
Molte specie fungine sono altamente tossiche per l'organismo. I
funghi velenosi, contenenti cioè sostanze tossiche per l'uomo,
provocano, oltre ai comuni disturbi all'apparato
gastro-enterico, sindromi caratteristiche di ciascuna specie. Le
più comuni sono le seguenti: Sindrome livida o acroresinoide,
causata da sostanze acroresinose che provocano vomito violento.
Ai gravi fenomeni gastroenterici seguono alterazioni dello stato
generale. Il quadro va poi attenuandosi e si risolve in pochi
giorni. La letalità è modesta. Responsabile maggiore è il
Boletus satanas o porcino venefico; Sindrome evellica o
emolitica: è causata dall'acido evellico che possiede azione
emofilizzante. I disturbi gastroenterici sono accompagnati da
ittero emolitico, emoglobulinuria, epistassi. La letalità è
bassa. Sindromi neurotossiche: comprendono la sindrome
muscarinica e la sindrome panterinica. La prima, causata da
Amanita muscaria, è dovuta all'azione della muscarina e
caratterizzata, oltreché da disturbi enterici, da sudorazione,
lacrimazione e salivazione e notevoli alterazioni del ritmo e
del tono cardiaci. La sindrome panterinica è determinata dalla
micoatropina che provoca accessi convulsivi, tremori, dispnea,
tachicardia ed alterazioni mentali. Il fungo responsabile di
tale sindrome è l'Amanita panterina. Le sindromi
neurotossiche sono raramente letali; Sindrome fallinica.
È la più comune e più grave sindrome dovuta a funghi. È
determinata da tossine complessivamente note come fallina, che
resiste al calore ed all'essiccamento; il quadro enterico
presenta violente scariche, ingrossamento del fegato ed ittero.
Frequenti sono le lesioni renali, le convulsioni. Alla fine si
instaura una insufficienza cardiaca che porta alla morte
l'80-90% dei soggetti colpiti. L' Amanita phalloides è la
responsabile principale di questa gravissima sindrome.
Anche i funghi comestibili vanno consumati freschissimi,
giacché, a causa della rapida putrefazione, alcune sostanze
organiche in essi contenute possono subire trasformazioni
tossiche per l'organismo.
Non solo i Basidiomiceti sono
tossici, ma anche molti Ascomiceti: ocratossine, aflatossine,
botuline ed altre tossine prodotte da specie fungine possono
avere effetti letali se presenti in cibi avariati.