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Che Olio beviamo?

 

TIPI DI OLIO D’OLIVA

 

Dal 1990, da quando cioè l'Italia si è adeguata alle normative CEE, gli oli d'oliva vengono classificati in 6 categorie.

Oli d'oliva vergini sono gli oli ottenuti tramite pressione dei frutti e si distinguono in olio extra vergine d'oliva, il migliore, la cui acidità non deve superare l'1%, e olio di oliva vergine, che ha acidità massima pari al 2%.

Vi sono, inoltre, altri oli vergini non ammessi al consumo, come l'olio di oliva vergine corrente e l'olio di origine vergine lampante.

Le altre categorie sono di trascurabile valore gastronomico (nel caso dell'olio d'oliva e dell''olio di sansa di oliva) o non sono ammessi al consumo diretto (nel caso dell'olio di oliva raffinato, dell'olio di sansa d'oliva greggio e dell'olio di sansa di oliva raffinato).

 

L’olio di semi è l’olio ottenuto dall'estrazione delle sostanze grasse contenute nei semi di alcune piante (arachidi, soia, mais, girasole, vinaccioli, sesamo, lino, cotone, ravizzone).

La composizione chimica varia in funzione del seme utilizzato; in generale tutti gli oli di semi sono caratterizzati da un elevato contenuto di acidi grassi polinsaturi essenziali.

In cucina, gli oli di semi, per il loro colore chiaro, profumo e sapore poco marcati, sono pertanto talvolta preferiti all'olio d'oliva per la produzione di salse quali maionesi, o per alcuni fritti dal sapore delicato.

Gli oli di semi sono però in genere meno resistenti dell'olio d'oliva al calore e, se riscaldati oltre una certa temperatura, producono sostanze tossiche.

I più adatti alla frittura sono gli oli meno ricchi di acidi grassi polinsaturi come l'olio di arachidi

 

IL PRESENTE ED IL FUTURO DELL’OLIO

 

L’U. E. ha emanato il regolamento n. 1019/2002 operativo in due momenti distinti: dal 1° novembre 2002 e dal 1° novembre 2003.

Nel primo momento è vietata la vendita di olio sfuso al consumatore, consentita solo in contenitori di 5 litri, con un dispositivo di chiusura di sicurezza per evitare frodi o miscelazioni.

Comunque l’Indicazione di provenienza resta (ahinoi) facoltativa: se sull’etichetta non compare nessun riferimento si tratta di olio d’oliva che contiene prodotto estero (olive non Italiane) fino al 75%.

La dizione Olio extravergine Italiano è consentita solo se l’olio è spremuto al 100% da olive italiane macinate in un frantoio in Italia.

Non si potrà indicare la regione di provenienza se non per i prodotti Dop e Ipg per i quali è invece obbligatorio.

Fra le novità in vigore a novembre del 2003, sarà consentita la commercializzazione di olio di oliva miscelato con quello di semi (operazione oggi prevista in Italia come reato di frode alimentare). Sull’etichetta comparirà la dizione miscela di oli vegetali e olio di oliva accompagnata dalla % di quello di oliva.